È un vero e proprio obbligo morale, oltre che civico, andare a votare, quantomeno per poter dire un giorno: «Io ho votato». Il provvidenziale intervento che, il Presidente dimissionario ancora in carica S.S. Mario Draghi, ha tenuto al Senato, qualche decina di giorni fa, oggi ha confermato il senso più veritiero di quanto ha detto e cioè che, in nome dell’interesse nazionale egli resterà alla guida dell’Italia. Draghi sarà il Presidente del Consiglio dei Ministri a vita perché indispensabile e da tutti voluto. Tutti i principali attori dell’agone politico, da Letta a Salvini, da Berlusconi a Renzi e a Calenda hanno sponsorizzato e sponsorizzeranno questa soluzione, con l’unico obiettivo di salvare le poche poltrone che restano. La Meloni e i suoi “fratelli”, nei sondaggi, sono i preferiti dagli italiani e non sta bene, almeno per una parte di politici che si vedono scivolare il potere da sotto i piedi, “il popolo è libero di scegliere… chi dico io di votare” e gli asserviti ai poteri finanziari e bancari devono lavorare affinché “il drago dell’economia rimanga il Presidente”.
Pare che così abbiano detto ai nostri insigni politici gli “Imperatori delle finanze”.
Pare che l’indiscrezione sia vera visto che sono spuntati come funghi suppliche, appelli, raccolta di firme e forse anche qualche “ex voto” affinché Draghi, seppure sfiduciato, continui a fare il Presidente e a garantirci i Fondi Europei per il Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Il buon Mario Nazionale ha ritirato le dimissioni e come diceva l’Onorevole Cocchetelli (nel film Totò il turco), «mi sacrifico per il bene della Nazione».
Gaudio e gioia per tutta la sinistra. Un terno al lotto per tutta la destra perché Salvini, dato che si devono affrontare le elezioni, resta ancora a capo della Lega, Berlusconi ancora una volta può intervenire per recuperare qualche brandello ancora attaccato al partito, Renzi, anche se come certi prodotti organici che stanno sempre a galla, questa volta rischiava di fare l’ultima nuotata e invece ha trovato la boa di Calenda che ancora sta a galla grazie al buon risultato ottenuto alle elezioni capitoline.
Letta ha molto sperato e spera ancora nell’aiuto da parte di procure amiche che, in verità, già si sono mosse contro Giorgia e i suoi fratelli. Copione già collaudato col fu Berlusconi primo ministro ma che oggi poco alligna.
Nel frattempo gli oratori di partito (ovviamente esperti), urlano la necessità della presenza di Draghi che però non si è candidato alle elezioni. Egli sorride sornione e si sacrifica… per il bene della Nazione, Patria o semplicemente Italia.
Ma qualcuno ha chiesto a Draghi se dopo le elezioni è disposto a continuare a giocare a Palazzo Chigi con regole cambiate? O se davvero farà il Cincinnate della situazione? È tutto da vedere.
Comunque siamo zitti che l’Europa ci ascolta.

