di asterisco
Nelle librerie fa buona mostra di sé tutta una serie di testi che invitano il lettore a ritrovare attraverso il cammino, un ritmo meno frenetico rispetto a ciò che si è costretti a fare nella moderna società per sopravvivere. Una letteratura variegata da cui traspare una sequela di luoghi comuni che oscillano tra banalità e fervori mistico-ascetici, arzigogolate tracce di meditazioni di cui non se ne comprende il nesso logico che possa contribuire alla ricerca interiore del proprio io, in un alternarsi di confusioni psicoanalitiche tra percorsi di pellegrinaggi verso Santiago de Campostela o escursionistici in senso lato attraverso la Via Francigena o la Via degli Dei, tanto per citarne i più inflazionati.
Un esempio eloquente lo fornisce il libro di Marco Maccarini: Un decimo di te. Camminare e scoprire l’essenziale, con lo zaino leggero e il cuore aperto – Edizioni Limina – Arezzo 2025- (224 p.).
Oggi camminare con uno zaino a tracolla e lo smartphone in mano sembra sia diventato uno status symbol dalle generazioni più giovani fino a quelle più attempate. In origine era una sacca da portare in spalla usata dai frati questuanti (propriamente detta bisaccia), successivamente usata dai contadini e in montagna diventa quel che noi chiamiamo zaino. In ambito militare e nell’alpinismo lo zaino ha una sua spiccata ragion d’essere, così come nell’escursionismo, discutibile se non proprio goffo è l’uso che se ne fa nella vita quotidiana.
L’elaborata disquisizione sull’essenzialità della scoperta della natura che ci circonda nel camminare, il nostro la trasferisce anche alla sacca da portare sulle spalle e alla sua leggerezza. Nulla di strano, anzi più che ovvio, tutto però dipende dal cammino che si vuol percorrere e le difficoltà a esso collegate. La vena letteraria nel descrivere i vari percorsi non sempre è sufficiente, è importante quella speditiva, pratica, che deriva dall’esperienza.
Esistono diverse possibilità nel compiere escursioni, a seconda se si percorrano sentieri ben segnalati e tracciati o ci si voglia avventurare in percorsi nuovi, allo stesso modo cambia il bagaglio fisico e soprattutto di conoscenze da portarsi dietro.
Le generiche considerazioni che il nostro fa a margine delle camminate da fare sembrano piuttosto adattamenti tratti da un manuale delle giovani (pardon attempate) marmotte se non proprio nella scia di Indiana Jones, tipiche di un ultra quarantenne avvicinatosi tardi alla passione escursionistica per ritrovare un decimo del suo essere. Non vogliamo entrare nei dettagli delle sue conoscenze sull’orientamento e i dispositivi da usare. Sempre in linea con la leggerezza dello zaino, ci basti citare il suo consiglio di portarsi dietro un piccolo coltello con lama di pochi centimetri per farsi largo tra i rovi e che non disdegna di usare addirittura un machete diversamente! Né tantomeno sui suoi incontri con i classici esemplari della fauna selvatica: lupi e cinghiali! Necesse est: camminare o meditare? Questo è il vero problema!


