Nella notte di Natale gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco contro campi riconducibili allo Stato islamico nel nord-ovest della Nigeria, in un’operazione condotta in coordinamento con le autorità di Abuja e presentata dalla Casa Bianca come un colpo “potente e letale” contro i miliziani. Secondo ricostruzioni convergenti di media internazionali l’azione avrebbe preso di mira più basi/campi nella zona dello Stato di Sokoto, colpendo strutture operative dei jihadisti e causando la morte di diversi combattenti, anche se il bilancio resta oggetto di verifiche sul campo.
Il dettaglio che rende l’episodio politicamente esplosivo è il mezzo usato: l’attacco sarebbe avvenuto con il lancio di oltre una dozzina di missili da crociera Tomahawk da una nave della Marina statunitense, un salto di qualità rispetto alle “consuete” operazioni di droni o raid locali e un messaggio diretto, non solo ai gruppi armati ma anche agli attori regionali. In parallelo, canali di informazione hanno riportato che Washington avrebbe diffuso filmati del lancio, alimentando l’idea di un’operazione pensata anche per essere vista, raccontata e rivendicata.
Sul piano diplomatico la narrazione è doppia. Da un lato, funzionari nigeriani hanno parlato di collaborazione e intelligence condivisa, lasciando intendere che l’azione fosse quantomeno autorizzata ai massimi livelli; dall’altro, sono emerse sfumature e correzioni sulle modalità della richiesta e sulla catena decisionale, con Africom che avrebbe puntualizzato alcuni passaggi dopo le prime dichiarazioni. L’operazione arriva mentre la Nigeria affronta una galassia di minacce: insorgenze jihadiste nel nord-est (tra cui Iswap) e violenza armata nel nord-ovest, dove gruppi definiti “banditi” e reti criminali si sovrappongono spesso a sigle ideologiche, rendendo più confusa la geografia del nemico.
C’è poi l’uso politico del dossier: Donald Trump ha inquadrato i raid come risposta ad attacchi contro cristiani, ma osservatori e autorità nigeriane hanno ricordato che le vittime dell’estremismo, nel Paese, includono anche moltissimi musulmani e che ridurre tutto a una guerra di religione rischia di semplificare una crisi complessa. Intanto, da Washington filtrano segnali che non si tratti di un episodio isolato: se l’obiettivo è “decapitare” campi e leadership nuove azioni potrebbero seguire.


