Marketing culturale…lasciate ogni speranza, voi ch’entrate!

di asterisco

Si ha la sensazione che la cultura sia diventata merce sul carretto dello straccivendolo, qualora si guardi con occhio attento alla miriade di eventi che si susseguono nei piccoli borghi della Basilicata. Locandine mediatiche in pompa magna, vettori pubblicitari di interessi variegati, tra il casereccio e il culinario, che non hanno nulla da spartire con il mondo magico di un profondo Sud, con le sue millenarie tradizioni da valorizzare a buon diritto per quel che rappresentano in ambiti antropologici e sociali.

Reiterate sequele di progettualità turistiche di dubbio spessore, amplificate a dismisura e titolate con acrostici di un vago sentore ermetico.

La cultura è stimolo alla conoscenza nel senso socratico del termine e solo così può diventare un fattore di crescita individuale. Limitarsi a una memoria stereotipata di usanze relegate il più delle volte a un rango folcloristico alquanto ripetitivo, non presenta alcunché di socialmente efficace e costruttivo.

La storia di ogni popolo ha radici profonde nel mito e nelle credenze magiche, un po’ dappertutto sul nostro pianeta, nonostante la sua evoluzione temporale e le sue varianti. Cercare in assoluto delle tipicizzazioni identitarie non potrà mai assumere una qualche validità culturale, rimane soltanto uno sterile e cristallizzato consumismo di facciata, oramai purtroppo una moda ricorrente!