Lutero contro la rivolta dei contadini. Sosteneva che ogni cristiano ha il dovere di alzare la spada contro i malvagi e quindi contro i contadini rivoltosi occorreva praticare lo sterminio

Martin Lutero, nel 1525 scrive “Esortazione alla pace” in cui severamente analizza la rivolta che i contadini compiono contro i proprietari terrieri. Essi definiscono avidi i loro signori feudali mentre questi altri definiscono ingrati i loro servitori. Lutero nella sua proverbiale imparzialità e sincerità scrive: “Non sono i contadini a sollevarsi contro di voi, è Dio stesso che si pone contro di voi per visitare la vostra iniquità”. Ma subito dopo aggiunge: “Voi e tutti dovete rendermi testimonianza che ho insegnato con mansuetudine, combattendo con ardore ogni rivolta, e che con grande diligenza ho spinto e ammonito i sudditi all’obbedienza ed al rispetto, anche verso la vostra autorità dissennata e tirannica; perciò questa sollevazione non può essere imputata a me”. Ma non scrive per cercare scuse ma per esprimere un giudizio su quel fatidico “manifesto programmatico” che era nato dal movimento rivoltoso, riconoscendo in gran parte, le ragioni esposte dai contadini, ma allo stesso tempo invitandoli a pensare con la propria testa e a non seguire, come ciechi chi, ponendosi alla loro guida, proclamava assurde richieste perché essi sono Satana personificato che, coprendosi dietro il Vangelo, manda per tutta la terra spiriti malvagi e assassini. Quando la rivolta dei contadini venne sconfitta e il loro capo Müntzer venne catturato e giustiziato Lutero scrive sulle colpe e le scelleratezze dei contadini e in particolare contro Thomas Müntzer definendolo “sanguinario e scellerato profeta”. Lutero inoltre sostiene che l rivolta ha messo in evidenza i peggiori peccati che si possono compiere contro Dio e contro i suoi figli e è per questo che i rivoltosi meritano la morte del corpo e dell’anima. Successivamente Lutero volle teologicizzare questi concetti affermando che l’uomo col battesimo acquista la libertà dell’anima e già mai quella dei beni e chesi era mal interpretato l’insegnamento degli apostoli (Act. IV, 33 ss.) che mai avevano preteso che i beni di Pilato e di Erode fossero in comune con loro. I contadini, secondo Lutero, invece pretendono che siano resi comuni i beni altrui, però tenere per sé i propri. Inoltre affermava: “Io penso che non vi sia più nessun demonio nell’inferno, perché sono passati tutti nei contadini in quanto il loro delirio è veramente eccessivo, passa ogni misura”. Sempre il nostro frate sosteneva che ogni cristiano ha il dovere di alzare la spada contro i malvagi e quindi contro i contadini rivoltosi occorreva praticare lo sterminio. Lutero vede nel potere politico il necessario freno alla malvagità dell’uomo, a conseguenza del peccato originale e pertanto teme l’anarchia sociale molto di più della tirannia politica e poiché nella rivolta dei contadini vedeva solo anarchia e caos si propose come spietato cappellano militare della repressione. Le teorie luterane si insinuarono sempre più nel tessuto sociale e politico fino a determinare come dettato quanto segue: “Così strani e stupefacenti sono i tempi, che un principe spargendo sangue può guadagnarsi il Cielo meglio che altri pregando … cari signori, liberate, salvate, aiutate e abbiate misericordia della povera gente; ma ferisca, scanni, strangoli chi lo può; e se ciò facendo troverai la morte, te felice, morte più felice giammai potresti incontrare, perché muori in obbedienza alla parola e al volere di Dio (Rom. XIII, 5 ss.) e al servizio della carità, per salvare il prossimo tuo dall’inferno e dai lacci del demonio. Vi scongiuro chi lo può fugga dai contadini come dal demonio in persona. Ma quanti non ne fuggono, prego Iddio che li voglia illuminare e convertire. Quelli infine ch’è impossibile convertire, voglia Iddio che non abbiano felicità né fortuna. Qui ogni pio cristiano dica: Amen, perché la preghiera è buona e giusta e gradita a Dio, questo ben so. E se qualcuno troverà tutto questo troppo duro, pensi che la sedizione è cosa insopportabile e che ad ogni istante c’è da attendersene la distruzione del mondo”. La rivolta non ha per Lutero alcuna possibilità di vincere. E’ vero, scrive, che “a Dio sono possibili tutte le cose, né sappiamo se prima del Giudizio Universale, che non dev’essere lontano, Egli non voglia distruggere per mezzo del demonio ogni ordine e ogni autorità e ridurre il mondo ad un mucchio di rovine”. Ma, nessun nuovo ordine politico potrebbe nascere da una vittoria contadina. Sarebbe, invece, il segno della fine dei tempi. Nel dicembre 1526 Lutero scrive se anche le genti di guerra possano giungere alla beatitudine, in cui ripete che la rivolta non è mai giustificata: la tirannia per opprimente che sia rovina solo il corpo, mentre la rivolta rovina l’anima; Dio lascia sussistere i tiranni a causa dei nostri peccati; in questo mondo siamo sotto il dominio di Satana e per soffrire; la plebe senza freno manifesta la corruzione assoluta dell’uomo ed è peggiore di qualsiasi tiranno.

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