L’Islam religione contro

di Massimo Gregnanin

Riprendendo da quanto già scritto in precedenza, a proposito dei probabili, conflitti religiosi, e avendo già descritto, seppur brevemente, dell’Ebraismo, ora consideriamo l’Islamismo. L’Islam è una religione che ha prodotto una civiltà e una cultura in cui si fondono l’elemento spirituale e l’elemento temporale.

I princìpi islamici non contemplano nessuna autorità temporale se non quella di Dio Allàh che non ha delegato all’uomo nessuna rappresentanza salvo quella dettata dal libro sacro (Corano). Solo al Corano appartiene il magistero legislativo dove Dio ha comunicato la sua volontà attraverso il Profeta.

Il Profeta ha come suo vicario il califfo il quale non è sovrano ma “semplicemente” il signore dei beni temporali che non possiede poteri legislativi di natura spirituale. Prova di ciò è data dalla lapidaria formula della shahada (meglio conosciuta come professione di fede): “non c’è altro Dio che Allàh, Muhammad è l’inviato di Allàh (Maometto)”.

L’Islam ripudia il politeismo affermandosi come religione monoteistica rigidissima che respinge ogni forma di filiazione divina come il Cristianesimo e il Giudaismo, anch’esse religioni monoteistiche. I “fratelli nella fede” sono un vincolo religioso che supera ogni altro legame di tipo genealogico e territoriale. Pertanto le altre religioni sono giudicate corrotte e inadeguate.

Per l’Islam (i Mussulmani), il Giudaismo, pur essendo di tipo monoteistico, è considerato come “la fede esclusiva di un piccolo popolo” contaminato da false e errate “Scritture sacre” e il Cristianesimo invece è considerato come il “tradimento”, per la sua dottrina trinitaria, dell’assoluto monoteismo abramico che solo l’Islam di Muhammad ritenne di aver restaurato e evoluto.

Sulla scorta di quanto finora innanzi considerato, ci sono popoli che hanno fuso la religione con il più complesso concetto di Stato. Pertanto possiamo capire come certi conflitti finiscano per tradursi in tipo religioso o tipo politico o semplicemente economico e infine in “esasperazione storica”. Finché i conflitti si disputeranno, come quelli in atto, attraverso l’esaltazione del peggio del genere umano non ci sarà religione, politica e quant’altro che giustificherà le “bestialità umane”.

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