Curiosità informatica o stupidità umana?

di asterisco

Il passaggio dall’esser curiosi all’inizio per poi diventare stupidi è istantaneo, sembra sancito per definizione dall’uso social che se ne fa delle opportunità informatiche, solo apparenti e che nessuno è disposto a rifiutare. Si pubblicizzano da parte di tanti giornali le prodigiose caratteristiche di cui sono dotati i modelli di smartphone di ultima generazione, con le molteplici app in grado di generare, manco a dirlo, una stupidità artificiale che può gestirsi al meglio in sostituzione di quella umana, infinita e imprevedibile. Altro che intelligenza artificiale generativa di cui tutti parlano. Un software o un algoritmo come può definirsi intelligente se è solo il risultato di una pura e semplice attività intellettiva del nostro bagaglio neuronale?

L’intelligenza connaturata alla dimensione umana, qualora la si definisca artificiale, avrà per forza una validità riduttiva rispetto a una sua pretesa capacità creativa. Soffermiamoci un attimo sul valore semantico dei termini individuo e persona: una genomica individualità esiste nella sua molteplicità, è la complessa struttura del nostro DNA a stabilirlo, può esistere invece un’identità personale riferita alla natura sociale dell’uomo, una maschera appunto, quindi un automa più facilmente gestibile.

È lecito fare un uso intelligente dei mezzi informatici lasciando invariata la libertà individuale, l’innata creatività umana non può ridursi a un semplice algoritmo. Una società di automi è soltanto una nuova forma di schiavitù. Stiamo attenti!     

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