Il volume edito di recente: “Risorgimento calabrese. I protagonisti di un sogno chiamato Italia” – Associazione Calabria in armi e Titani Editori Roma, 2026 – (pp. 346), offre un’interessante lettura di una siffatta realtà storica attraverso contributi di vari autori su personaggi non sempre ben conosciuti, anche nella storiografia ufficiale, o quanto meno studiati nei loro apparati contestuali consueti. Una regione particolare come la Calabria, ricca di fermenti intellettuali e figure di spicco nella sua storia millenaria, ne fornisce spunti alquanto significativi.
In un arco di tempo che parte dalla Rivoluzione Francese e attraversa tutto l’Ottocento, per giungere all’epopea Risorgimentale e alla nascita dello stato unitario italiano, il materiale raccolto dai vari studiosi ben delinea il succedersi di accadimenti nella loro ricchezza di luci e ombre ricchi ancora oggi di spunti storiografici di tutto rispetto. Dal vescovo Giovanni Andrea Serrao (1731-1799) all’Abate Vincenzo Padula (1819-1893) e a Raffaele Poerio (1792-1853), ai tanti martiri dei moti antiborbonici in diversi centri della Calabria: Catanzaro, Cosenza, Gerace, Reggio, si dipana tutto un susseguirsi di vicende che se ben studiate possono contribuire a capire o mettere a fuoco la complessità dei problemi alla base, indipendentemente dalla maggiore o minore enfatizzazione del significato patriottico. Una vivacità dialettica e rivoluzionaria non comune di figure in ambiti culturali diversi nel Regno delle due Sicilie prima e nello stato unitario poi. Di fondamentale importanza è partire dalla Repubblica Napoletana del 1799, l’assassinio del vescovo di Potenza e la macabra processione con la sua testa conficcata su una picca per le strade della cittadina, se letta nella sua chiave più significativa, non si ferma alla pura e semplice repressione sanfedista ma è frutto delle tante lotte interne della società borghese emergente e riferita a realtà locali ben precise, comuni ai tanti fermenti sociali, diffusi un po’ in tutto il Sud Italia e in particolare nella vivace terra delle Calabrie. Ci si trova di fronte a elementi complessi in cui si alternano o si sovrappongono riformismo settecentesco, presenza straniera, sperimentazione repubblicana, conflitto sociale e reazione religiosa che non è possibile ricondurre a una traiettoria unica. Anche nelle parole dell’Abate Vincenzo Padula vi è una precisa e antesignana definizione della tanto strombazzata questione meridionale che, dopo gli scenografici innalzamenti nelle piazze dell’albero della libertà,rimane come la protesta selvaggia e brutale della miseria contro l’antica e la nuova ingiustizia! In definitiva un’attenta lettura del volume può senza dubbio contribuire ad ampliare la conoscenza storica del nostro passato e renderci consapevoli della realtà meridionale.

