Sarà presentato in anteprima nazionale il libro “Il seme della verità”, di Piera Pistone e Luigi Pistone – che saranno presenti all’evento -, a Villapiana, in provincia di Cosenza, nell’ambito della prima edizione di “Letture in riva al mare”. L’appuntamento è per domani 24 luglio alle ore 18 e 30 al Lido “L’incontro”. Gli interventi: Simona Maffia, docente di materie letterarie, latino e greco del Liceo Classico “Garibaldi” di Castrovillari; Pasquale Corbo, docente di lingue e letterature straniere del Polo Tecnico “Aletti – Filangieri”; Roberto Lauro, docente di scienze umane e sociali del Polo Tecnico “Aletti-Filangieri”; i lavori saranno coordinati da Maria Lucilla Aprile, docente di materie letterarie, latino e greco del Liceo Classico “Garibaldi” di Castrovillari. Il musicista Federico Lauro allieterà la serata con intermezzi musicali. Parteciperà all’evento la Scuola di musica “Su un palco” diretta dal Maestro Massimiliano Longo.
Ci sono romanzi che, come scintille, illuminano un istante; altri che, come braci custodite nel segreto di una cenere secolare, continuano a covare finché un alito di vento non li ravvivi. Il seme della verità appartiene alla seconda stirpe: nasce in un chiostro medievale e, pagina dopo pagina, diventa il racconto di un’ossessione collettiva, di un testo proibito capace di germogliare in ogni epoca per scuotere troni e dogmi.
Tutto comincia con lo scriba Leofred, chino sopra un tavolo di quercia a copiare righe «sovversive» nella luce vacillante di una lampada a olio. Il lettore avverte subito il profumo acre dell’inchiostro, il crepitio di una fiamma che è insieme lume di coscienza e pericolo d’incendio; e intuisce che quel manoscritto anonimo, affidato alle mani tremanti di un monaco, custodisce idee talmente ardite da far barcollare l’ordine costituito.
Poi il tempo si ripiega su se stesso come carta invecchiata: Dopo 1100 troviamo il giovane frate Odelmar che, fra scaffali polverosi, scorge lo stesso volume – ora privo di titolo, ora mescolato a idiomi segreti – e sente «una fiamma di verità» ruggire sotto la pietra umida del convento. L’Inquisizione è alle porte: la caccia non è soltanto a un libro, ma alla libertà stessa di interrogare il mondo. Eppure qualcuno, ogni volta, decide di rischiare la vita perché quelle parole non brucino.
Il romanzo balza allora di secolo in secolo, come un palinsesto vivente che si riscrive e si lacera, si occlude e si riapre: è stato “condannato al rogo e salvato, rubato e ricopiato, perduto e ritrovato”, fino a diventare mito per i filosofi dell’Illuminismo. E mentre la Storia ruggisce – dai roghi controriformistici alle ghigliottine rivoluzionarie – il manoscritto continua a migrare, occultato in logge massoniche o nelle tasche di patrioti che sognano un nuovo contratto fra popolo e sovrano.
Difficile raccontare oltre senza tradire il «seme» che gli autori vogliono far germogliare nel lettore. Basti dire che ogni capitolo è scritto con la cura di un miniaturista e il respiro di un’opera corale: un affresco che unisce eco manzoniane, tensione da thriller storico e la seduzione intellettuale di un pamphlet filosofico. La prosa, a tratti aulica, sa farsi canto epico quando descrive l’ardimento di chi sfida il potere, ma sa pure farsi sussurro quando ritrae la solitudine di chi custodisce un segreto più grande di sé.
Chi siederà domani al Lido “L’incontro” avrà dunque fra le mani non solo un libro, ma un invito a interrogarsi sul prezzo della verità: perché, come sussurra una delle sentenze spezzate nel manoscritto, «la verità è figlia della ragione, non dell’autorità». E quel seme, una volta caduto nella mente di chi legge non conosce più stagioni di gelo.


