Si nega l’arte per fare dispetto a Putin

di Marco Gregnanin

Ma è mai possibile che un pugno di dissidenti russi, rifugiatisi in Italia in cerca di libertà, seguiti da un codazzo di politici, sia tanto influente da decidere, per il popolo italiano per cosa si deve o non si deve fare.

   Dietro loro suggerimento la direzione di uno dei monumenti campani più noti in tutto il mondo, la Reggia di Caserta, dove si doveva tenere un concerto, ha annullato l’evento perché il grande M.ro russo: Valery Gergiev è amico di Putin.

   Ma non basta, anche Bologna, la grande “città rossa”, ha annullato un altro concerto, sempre di un grande pianista: l’ucraino Romanovsky è filo-russo oltre che amico di Putin.

   E parliamo di geni mondiali della musica.

   Mi viene in mente la “macabra barzelletta” in cui il marito si evira per fare un dispetto alla moglie.

   L’Italia, il bel Paese della cultura, che tutto il mondo ammira è col Ministro della cultura Giuli che sostiene le decisioni censorie contro l’arte e la cultura.

   Chi sta scrivendo, per fede politica e per cultura, è contro gli invasori, contro i praticanti di inutili violenze e comunque contro ogni forma di negazione della libertà individuale, di espressione e di pensiero.

   Però sono anche contro coloro i quali dietro il vittimismo e la lagna cercano di imporre il loro pensiero.

   Mi dispiace se un Ministro della Repubblica, specie se della cultura, nega la libertà alle note di un pianoforte o al gesto di una bacchetta che dirige un’orchestra, che sono gli unici “mezzi di comunicazione” compresi in tutto il mondo.

   Ma possibile che questi nuovi inquisitori-censori politici non abbiano capito che gli artisti avrebbero parlato, con la voce del genio dell’arte e nel caso specifico con delle note e non con la loro discutibile storia personale.

   L’Italia ha, per l’ennesima volta, perso l’occasione di dimostrare come e quanto essa sia il Paese della democrazia che garantisce a tutti il rispetto e soprattutto quando questi la rispettano.

   Non è una politicante qualsiasi che deve sentirsi vincitrice della disputa per l’annullamento della cultura quanto invece tutto un Paese che perde per non aver concesso la tanto decantata “libera espressione” specie per l’arte.

   Anche se “obtorto collo” dobbiamo riconoscere che è l’Italia che subisce un danno, come ha detto l’ambasciatore russo, perché in tutto il mondo avrebbero potuto constatare che è il “Bel Paese” che può, più di tutti gli altri Paesi, operare per la pace, per la cultura e l’arte.