Israele uccide, l’Occidente guarda, Meloni tace

Mentre una “caccia massiccia” ai civili affamati prosegue tra le macerie di Gaza centinaia di migliaia di persone – donne, uomini, bambini – si affollano intorno ai pochi camion di aiuti, implorando cibo che non arriva. Da maggio oltre 1.000 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo, la metà nei drammatici assalti presso siti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, supportata dagli Stati Uniti, descritta dall’UNRWA come “non neutrale” e potenzialmente letale. Questo non è un “collasso umanitario”: è genocidio sotto gli occhi del mondo.

Oltre 59.000 palestinesi sono stati uccisi in quasi venti mesi di guerra, di cui almeno 80% civili – donne, bambini, anziani. Le strutture sanitarie sono al collasso: attacchi delle Forze Israeliane hanno colpito almeno 137 strutture mediche, causando centinaia di vittime tra medici e personale sanitario. Il WHO parla di “surge mortale di malnutrizione” e registra 21 bambini sotto i cinque anni morti nel 2025 per fame. Emblematica la strage della scuola Fahmi al‑Jarjawi il 25 maggio: 36 vittime, 18 bambini bruciati vivi, nessun avvertimento di evacuazione.

Dall’attacco al caffè Al‑Baqa il 30 giugno – 41 morti, prevalentemente donne e bambini – alla martellante offensiva su ospedali, scuole e tende di rifugiati, l’IDF sta mettendo in pratica una strategia già denunciata come genocida dalla comunità internazionale. L’ONU parla senza mezzi termini di “show dell’orrore” e “trappole sadistiche” sui corridoi dell’aiuto.

Ma la politica occidentale? Silenzio assordante, reazioni tiepide, dichiarazioni “drammatiche ma non operative”. L’Unione Europea, il Regno Unito, la Francia hanno espresso “profonda preoccupazione”, esortano a rispettare il diritto internazionale… ma nessuna misura concreta, nessuna pressione reale su Israele. Le Nazioni Unite rivendicano che più di 6.000 camion di aiuti restano bloccati ai valichi di saud e jordani. E intanto la fame uccide.

In Italia, Giorgia Meloni, dopo mesi di discreta complicità, ha rotto il silenzio: definisce “inaccettabile” l’operazione israeliana, invita Netanyahu a rispettare la legge internazionale e i civili. Ma si tratta di un’uscita più tardiva dell’ombra del dubbio: nessuna messa in discussione dei rapporti di cooperazione militare e nessuna sospensione delle armi o dell’assistenza. Proteste di piazza a Roma – fino a 300.000 persone – accusano il governo di complicità, “ipocrisia”, “codardia politica”.

Il bilancio è chiaro, tragico e punta il dito:

  • Cresce il numero di vittime della fame e della violenza sistematica.
  • Strutture civili distrutte sotto il pretesto di colpire “terroristi”.
  • La comunità internazionale latita: parole vuote, sanzioni assenti, fermezza zero.
  • L’Italia balbetta, ma mantiene legami militari con Tel Aviv e soffoca le richieste più coraggiose che provengono dai suoi cittadini.

La verità cruda è che Israele, con la complicità passiva dell’Occidente, sta attuando una strategia omicida. Non si tratta più solo di guerra; è sterminio sotto copertura “legale”: se quei convogli fossero destinati ad alcuni gruppi occidentali, forse arriverebbero tutti, scortati. Qui, invece, si spara alle folle che urlano “Aiuto!”, si bombarda chi aspetta il pane, si vende una narrazione di “guerra al terrorismo” mentre muoiono bambini.

Gaza oggi è un inferno sulla terra e chi non condanna con fermezza – e non agisce – è parte di questo inferno. Meloni, insieme all’Europa, oggi può scegliere: tacere e restare complice, oppure fare un passo vero: sospendere armi, imposizioni su Israele e apertura di corridoi umanitari davvero liberi. Solo parole non servono: servono fatti, subito.

Allora forse si potrà dire che l’Italia non ha voltato lo sguardo di fronte al genocidio.