Giovedì 3 luglio, alle 17 e 30 il Polo Bibliotecario di Potenza ospiterà la presentazione di “Acquasal”, esordio narrativo di Rossella D’Amico. Dopo i saluti inaugurali di Luigi Catalani, direttore della Biblioteca Nazionale di Potenza, dialogheranno con l’autrice Emilio Lastrucci, docente dell’Università degli Studi della Basilicata, e Domenico Venezia, docente di Filosofia e Storia.
Chi conosce la Basilicata sa che l’acquasal – acqua, sale, pomodoro e pane di qualche giorno – è il più semplice dei pranzi contadini. Rossella D’Amico, nata a Tricarico, prende quel piatto umile e lo trasporta in letteratura: Acquasal è il titolo del suo esordio narrativo, pubblicato da EdiMavi a Potenza.
L’autrice lo definisce “la ricerca spasmodica degli elementi primari. È l’essenza”. Prima ancora che la storia cominci il lettore comprende che avrà a che fare con una materia pregna di significati.
Il libro ruota attorno a un racconto principale arricchito da brevi frammenti, piccole storie che scortano la protagonista lungo tutto il percorso. Tra una via e l’altra di Firenze affiorano ricordi in cui l’ironia stempera la nostalgia: episodi di infanzia e adolescenza nel quartiere natìo, dove riemergono luoghi e figure emblematiche della cultura lucana. In quel microcosmo la protagonista si confronta con un passato irregolare, fatto di chiaroscuri che inizialmente la disorientano; sarà proprio quel confronto, però, a condurla infine a una nuova consapevolezza di sé.
La scrittura si nutre di doppia tensione: da un lato il presente concreto della città d’arte, dall’altro il passato che riemerge con tutta la sua forza emotiva. Fra le due dimensioni scorrono temi antropologici e riflessioni più intime, quasi psicologiche, su ciò che resta dell’infanzia quando la vita adulta impone nuove geografie affettive. L’ironia, mai gratuita, stempera i momenti di malinconia e impedisce alla memoria di scivolare nel rimpianto.
Acquasal costruisce un ponte tra due mondi: il Sud di un tempo, sospeso tra ruralità e modernità, e la Firenze di oggi, laboratorio d’arte e di convivenza. Ne esce un itinerario dell’anima, denso ma accessibile, che cattura sin dall’esordio per la limpidezza del dettato e per la capacità di far vibrare, dietro ogni dettaglio, la domanda più essenziale: cosa portiamo con noi quando partiamo? Senza proclami pubblicitari il volume si colloca nel solco della narrativa che esplora l’identità attraverso la geografia dei sensi.


