La “necessaria” riforma della pubblica amministrazione

Per effetto della legge del 15 agosto 1863, n. 1409, intitolata “Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette” (legge Pica), il nuovo Regno intese riformare anche la pubblica amministrazione. Impellente esigenza che si ripresenta anche oggi a 160 di distanza. Quasi tutti gli alti funzionari del Regno vennero sostituiti con dirigenti, appartenenti alla classe media conservatrice, perché, questi ultimi, se pure con uno scarso concetto di cosa pubblica, meglio concretizzavano il disegno politico–amministrativo del nuovo monarca. Furono, destituiti gli intendenti, ossia i rappresentanti del governo nelle province, i sindaci e i decurioni, i ricevitori delle imposte con gli ufficiali e sottufficiali che si erano sospettati simpatizzanti o vicini al passato regime borbonico. Stessa sorte toccò anche a molti professori universitari, considerati o sospettati di influenzare negativamente sulla cultura di regime, insieme ad insigni servitori del regno, di vario tipo e di vari livelli, anche se molto bravi e onesti, vennero sostituiti con l’accusa di essere stati reazionari o presunti tali. L’epurazione della pubblica amministrazione portò nel 1863 allo scioglimento di ben 89 consigli comunali perché di tendenza filo-borbonica e di 85 corpi della Guardia Nazionale perché sospettati di collusione con le forze reazionarie. Però il vero motivo per cui si cercò di riformare la pubblica amministrazione con la semplice estromissione di coloro che potevano, se pur ipoteticamente  essere compromessi con il passato regime, è da ricercare nel fatto che i moderati avevano colto l’occasione per estromettere dalle “posizioni di potere” e da tutti i pubblici uffici, proprio quegli elementi che vi si fossero insediati sulla cresta dell’ondata rivoluzionaria e che militavano nelle file democratiche o erano comunque coerenti da non piegarsi alla politica governativa. Ma per conseguire questo obiettivo i moderati settentrionali, con alcuni gruppi di meridionali filo–cavouriani, finirono inevitabilmente per confluire nella grande massa dei galantuomini e dei mezzi galantuomini trasformisti, che furono, in verità, i vincitori della grande lotta per la conquista dei pubblici impieghi, scatenatasi nel Mezzogiorno d’Italia. Dopo 160 anni purtroppo siamo difronte ad analoghe situazioni dove in nome del Sud e per il suo benessere, individui del Nord operano e agiscono proprio come operarono e agirono i “governanti” del 1863 soprattutto con l’applicazione della legge Pica.

Torna su