L’orografia del territorio nella provincia potentina ha una sua caratteristica: disomogenea nella sua omogeneità. Non presenta grandi altitudini in un’estesa catena montuosa alquanto irregolare che degrada verso il mare nella sua parte orientale solcata dalle pianure alluvionali disegnate dai corsi fluviali del Basento, dell’Agri e del Sinni, e scende a picco sul mare nella parte occidentale. La gran parte dei suoi borghi si colloca su altitudini medie tra la collina e il massiccio appenninico centrale ricoperto in gran parte da boschi, in lingua latina lucus, termine da cui deriva il suo nome geografico di Lucania. Non certo definibile felix come l’altra regione confinante ma guardata nella sua prospettiva naturalistica e ambientale se ben valorizzata, potrebbe fornire un richiamo turistico non indifferente ma soprattutto ognitempo.
La ricchezza di sorgenti, sparse e abbandonate all’incuria nel territorio, balza con forza alla nostra attenzione di fronte all’emergenza idrica attuale cui devono far fronte i residenti da una parte, mentre dall’altra pullulano concessioni regionali per l’imbottigliamento da numerose sorgenti minerali presenti!
Gestione anacronistica che si mantiene immutata nel tempo analogamente alla maniera irrazionale di voler sfruttare la montagna, cui assistiamo quotidianamente: siamo in pieno inizio della stagione invernale in cui fa capolino la neve e nel comprensorio regionale potentino, quei sparuti impianti sciistici, progettati quasi come se ci si trovasse in alta montagna, sono chiusi per manutenzione ordinaria (sic) e vien voglia di augurarsi, che in caso di abbondanti precipitazioni nevose non rimangano chiusi per neve ancora una volta, tipico paradosso della nostra montagna che per quanto piccina essa sia è pur sempre un’utopia?


