La Madonna del Lauro non scomoda l’antropologia ma solo la fede

A Scalea, in provincia di Cosenza, i giorni 7 e 8 settembre, di ogni anno, sono dedicati alle festività in onore della Madonna del Lauro. Sabato 7, dalla Chiesa del Lauro (edificata nel XVIII secolo da marinai di Meta di Sorrento che si salvarono da un naufragio avvenuto proprio nelle acque scaleote), esce la Sacra Scultura delle effige della Madonna, detta del Lauro perché trovata, nel VIII secolo, ai piedi di un grosso albero di lauro.

Nel tardo pomeriggio inizia la processione. Non ci sono bande musicali ad accompagnarla né canti ma solo una composta folla di fedeli che prega fino all’arrivo nella Chiesa di San Nicola.

Durante questo percorso, giunti in Piazza Gregorio Caloprese, la processione si è fermata e la Madonna, per pura coincidenza, si è trovata sulla direttiva del monumento eretto al grande filosofo cartesiano che rivendicava all’uomo la capacità dell’“l’intelletto per conoscere il vero, assieme alla capacità di diffonderlo” e alla  società, invece, il “diritto alla Democrazia”.

Contestava l’assolutismo dei “principi” machiavellici in quanto, sempre secondo il filosofo scaleota, la società è fatta da individui in cui è innata la capacità di individuare le giuste fonti per stabilire le verità senza aspettare il “dettato del potere”.

Osservando la Statua e il monumento con un sottofondo di preghiere e un’aria di sacralità diffusa la mente va alla considerazione (specie in campo religioso) che l’uomo, nella sua interiorità, ha la forza di respingere ogni alienazione atta a modificare il proprio credo.

La processione riprende il suo percorso mentre le ali di folla si fanno il segno della croce al passaggio della Madonna. L’ordinata processione giunge fino alla chiesa di San Nicola dove la statua è lasciata e dove resta per tutta la notte e l’indomani.

Domenica 8 settembre, al tramonto, la Madonna viene portata a mare e lì si rinnova il patto di fede tra marinai scaleoti e la Vergine Maria. La Madonna “sbarca” e a spalla viene portata lungo le strade di Scalea, dove volontari di ogni età, dotati di una particolare capacità artistica, preparano dei quadri di infiorate lungo il percorso

Il tema delle installazioni riguarda particolari di Scalea: rappresentazioni di sacre immagini, soprattutto della Madonna, una barca addobbata di drappi e fiori che rappresentano la devozione dei marinai, tavoli coperti da preziosi ricami pronti a ospitare, seppur per il tempo di una preghiera, la preziosa “Statua”.

Il ritorno della Madonna nel suo Santuario è accompagnato da preghiere, canti, suoni della banda musicale della “Città di Scalea”, applausi e saluti che la folla, sempre più copiosa, le invia.

A seguire la Sacra Scultura ci sono le autorità del posto e come se per miracolo, seguono con sincera devozione, senza preoccuparsi di “offendere”, persone di altre confessioni che in questi giorni sono abbondantemente presenti per svolgere le loro attività commerciali.

La Madonna, dopo il lungo tragitto, giunge nei pressi della “sua” Chiesa del Lauro. Si assiste a un’esplosione di gioia, il cielo si dipinge di mille colori, i fuochi pirotecnici sempre più forti e sempre più colorati attirano l’attenzione della folla mentre le campane suonano a festa, i potenti squilli della banda si intonano con i canti dei fedeli e la folla grida: “Viva Maria”.

Mi chiedo se tutto ciò, per qualche infelice individuo, è da considerarsi un fatto “politicamente scorretto” o un fatto di “spontaneo trasporto di fede popolare”? AI posteri l’ardua sentenza!