La fine di un sogno (Commissione dei Lucani nel Mondo)

di Aldo Michel Radice, già residente del Consiglio regionale lucano

Leggere sulla stampa di eventuali irregolarità nella elezione dell’esecutivo della Commissione dei Lucani nel Mondo è sconfortante per chi come me e tanti altri Presidenti e Consiglieri Regionali ci hanno fermamente creduto. Quando avvengono queste cose significa che si è alla fine di quella che fu una esaltante esperienza ed una grande opportunità sia per i Lucani nel mondo e sia per quelli rimasti qui in Basilicata. Forse, come già altre volte ho avuto modo di dire, vi erano da tempo tutti i segnali perché la legge istitutiva della Commissione fosse modificata negli obiettivi e nelle sue modalità. Quando uno strumento innovativo e straordinariamente significativo sotto l’aspetto del riconoscimento non solo umano, ma anche del ritrovarsi e del riconciliarsi tra un popolo sparso per il mondo e chi invece, non so con quanta fortuna, è rimasto nei nostri piccoli comuni, viene annullato nel non rispetto della norma, ma proprio e soprattutto nella sua immaginata impostazione allora perde tutto il suo significato e la sua efficacia. Quando uno strumento di crescita viene burocratizzato nel tempo perde inevitabilmente il suo significato originario per assumere il banalissimo significato di strumento di sola disputa sulla rappresentanza o di dispetto o rivalsa politica, a mio giudizio infantile e dannoso, non ha più ragione d’essere perché nulla di nuovo, rispetto a quanto immaginato e realizzato in passato, si è aggiunto, tutt’altro. Quando anziché insorgere contro una norma stupida ed impositiva, che impedisce il riproporsi, se non dopo dieci anni, nella Commissione, volendo la Regione Basilicata in modo unilaterale disciplinare la vita e la rappresentanza delle stesse associazioni senza capirne le loro condizioni locali, ma soprattutto infrangendo il diritto della libera determinazione di rappresentanza con l’intento poi di voler ringiovanire le stesse, la si fa invece divenire inopportunamente uno strumento divisivo tra le stesse associazioni. E
quell’intento di affidare per legge ai giovani la guida delle associazioni iscritte alla Commissione non solo non si è concretizzato nel tempo, ma ha provocato la cancellazione di molte di esse. Per altro quella iniziativa destinata ai giovani (giovani provenienti da tutti i paesi esteri ospitati per 15 giorni in Basilicata) da decenni non viene più proposta e realizzata. Ora quello a cui si assiste è uno spettacolo indicibile con un organismo legislativo che disattende la legge di sua stessa emanazione e con ricorsi al TAR per una
rappresentanza quasi inutile. Chiunque potrà alla fine aver ragione ma che sappia che avrà pur vinto una battaglia, ma la guerra è persa perché si è perso il senso vero di quel sogno, che è svanito nelle aule dei tribunali.

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