La “disfatta” del multiculturalismo

La sconfitta del multiculturalismo e del concetto di “diversità” ci è testimoniato proprio dalle rivolte delle periferie (vedasi quelle francesi) ad opera di gente non di “etnia” europea. Il multiculturalismo, che ha assunto il significato di politica occidentale, condiziona fortemente la cultura europea e la sua diffusione in merito ai valori e significati del termine “diversità”. A questo termine si è ormai sottratto il significato più nobile che indicava accoglienza con quello più cattivo di agglomerati di infinite minoranze, tutte in contrasto tra loro dove ciascuna è rinchiusa in piccoli spazi recintati, reali o virtuali ma sempre limitati. Ovviamente ad opera della politica in generale.

La convivenza è sempre più difficile perché ognuno rivendica un suo spazio con particolari privilegi rispetto all’altro. E’ qui che emerge l’anomia, la disgregazione delle norme perché risulta impossibile individuare uno spazio comune di convivenza.

Le guerre a cui assistiamo sono sempre più evidenti, il mondo occidentale non può più ignorarle anzi si fa sempre più partecipe se pure “indirettamente”. Ce lo insegna il realismo politico con cui non si può e mai si è potuto negare l’esistenza del nemico quando questi si fa sempre più minaccioso e operante poiché si presenta con tutto il suo carico di violenze, vandalismo e saccheggi e il più delle volte è stato graziato, sottovalutato o ignorato dalla legge: forse perché di origine non europea?

Ad ogni modo, la disputa non è solo di tipo legale, culturale e sociale ma è soprattutto di tipo “etnico-raziale” dove una gran parte di cittadini di nascita europea tende più verso una cultura di origine extraeuropea. C’è l’odio verso il Paese in cui si vive e si contestano le leggi per “difendersi”, rendendo sempre più ingovernabile il Paese in cui si è nati. È, tuttavia, improprio asserire che la diversità è la forza della comunità in quanto invece la diversità è il principale motivo di conflitto sociale e politico di un paese.

 Il sociologo americano Robert Putnam, a conclusione di approfonditi studi, scoprì una verità molto diversa da quella che aveva espresso nel saggio “Capitale sociale e individualismo” e da studioso intellettualmente onesto, smentì le sue precedenti convinzioni, affermando che “la diversità etnica e razziale è devastante per le comunità e distruttiva dei valori che la reggono. Maggiore è la diversità, maggiore è la sfiducia”. Inoltre sosteneva che nelle società di origine mista, le persone non solo non si fidano degli estranei, ma diffidano anche del proprio gruppo.

E la diffidenza subentra contro gli amici finendo per “comunicare” pietosamente solo con la televisione che assume sempre più un ruolo determinante per l’individuo. Eppure tutti riconoscono che la società prospera solo quando è ben governata e la coesione sociale è alla base della solidarietà umana.

Potrebbe sembrare sorprendente come oggi, più che mai, non si chiede più a “quale famiglia appartieni” bensì qual è il proprio social di riferimento e, al contempo, difronte a disperate situazioni, la società si rivolge a quella famiglia che ormai è diventata quella virtuale.

Il modello multiculturale è destinato a fallire anche perché ha prodotto due realtà che si intersecano tra loro: l’integrazione coatta e la volontà, spesso espressa dall’allontanamento fisico dell’”asociale”. Il paradosso è che chiunque critica il modello multiculturale è accusato di razzismo, di essere manipolato dal denaro e dall’ideologia liberal liberista e da un moderno concetto di “diversità”.

L’ostentato multiculturalismo diventa dunque a-culturalismo, il vuoto interiore di massa unito al ritardo sociale, riempito dalla violenza, dal nichilismo, dalla smania di consumo. La cruda realtà è che l’appartenenza a certe “etnie” sopravvive nell’individuo anche quando quest’ultimo non l’ha mai vissuta perché nato in altro luogo.  Verrebbe da dire che noi occidentali stiamo vivendo un momento di povertà spirituale e materiale in cui tutto diventa lecito e tutto è vietato, un ruolo dualistico tra vinti e vincitori dove non ci resta che dire: Io speriamo che me la cavo!

Caterina Laurita
Caterina Laurita
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