Summa (Spi Cgil): «Giù le mani dall’acqua, bene comune e primario»

“Ancora una volta il Governo Meloni, con la connivenza dell’esecutivo Bardi, calpesta i diritti dei lucani. Dopo aver lasciato macerie nel campo della sanità, ora sta scippando l’acqua alla Basilicata. Lo schema attuato sembra essere certosino, un’operazione chirurgica che amplia ulteriormente i divari tra Nord e Sud. Da un lato il predicato federalismo, che affosserà letteralmente alcuni comparti dove le regioni del Mezzogiorno hanno necessità di recuperare il gap; dall’altro punta a privatizzare l’acqua, sottraendola al controllo pubblico tradendo anche la volontà popolare che con un referendum fece registrare il 96% dei voti a favore dell’acqua pubblica”.

Angelo Summa, segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, interviene sulla vicenda di “Acque del Sud”, la società per azioni che nascerà il  primo gennaio 2024, come previsto dal decreto legge 44, convertito, con modificazioni, dalla legge del n.74 del 21 giugno 2023 e recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche. Una legge che prevede la ripartizione nel limite del 5 per cento a soggetti pubblici e del 30 per cento a soggetti privati individuati come soci operativi.

“Il privato, dunque, è l’unica forma di transizione che questa destra conosce. E così, finita l’era dell’“oro nero”, rispetto al quale non è mai stata attuata una tassazione degli extraprofitti come la Cgil più volte ha chiesto, ora si punta all’oro blu. Ancora una volta si sceglie una strada sbagliata, che stravolge anche le previsioni del decreto legge 201/2011 convertito con modificazioni dalla legge 214 del 22 dicembre 2011 e che al comma 10 dell’articolo 21 prevedeva la liquidazione dell’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione Fondiaria in Puglia e Lucania (EIPLI), prevedendo al comma successivo il trasferimento al soggetto costituito o individuato dalle Regioni interessate e assicurando adeguata rappresentanza delle competenti amministrazioni dello Stato. Un ruolo, quella della Regione Basilicata, che da determinante è diventato residuale e dove il Governo Bardi asseconda le decisioni dell’esecutivo Meloni, senza prevedere nemmeno un bilanciamento più equo della partecipazione del soggetto pubblico, che resta confinato ai margini con un misero 5%. Privatizzando si punta al mercato – continua Summa – con il grande rischio di vedere le aziende del Nord impossessarsi di quello che è un bene primario in una regione ad alta vocazione agricola e che, come evidenziato anche dal rapporto 2023 della Banca d’Italia, soffre una dinamica nel complesso negativa che potrebbe essere ulteriormente accentuata dall’intervento legislativo, che andrà a colpire tutti i cittadini lucani. Questa manovra – conclude – per la Basilicata può rappresentare il colpo di grazia, con acqua e gas, la cui gratuità sarà per sempre nelle mani dei privati, con il rischio che chiudano i rubinetti lasciando la regione a secco”.

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