La coppola del comando

Non so chi ha denominato il governo italiano attuale come il governo dei migliori, ma chiunque sia vorrei chiedergli cosa significhi per lui migliore. Cioè, in senso relativo, tipo migliore di un altro, e ci può stare, ovvero in termini assoluti, cioè il migliore e basta, che, forse, ci sta un po’ meno. Forse, però, lo abbiamo preso troppo alla lettera e semmai lui voleva intendere il governo dei migliori che il mercato degli statisti oggi offre. Meglio ancora, il governo dei migliori che le filiere del potere oggi possono consentirsi. Ecco va decisamente meglio così.

Perché così interpretando relativizziamo a puntino il concetto. Che, poi, detta alla buona potrebbe essere usata l’espressione del cilentano che non riuscendo a essere maschio come si pretendeva proruppe in un meravigliosamente unico “ca chisto è”.

Ragion per cui “governo dei migliori” significa solo il governo che si riesce a fare che, per definizione, diventa il migliore possibile.

In Basilicata pure abbiamo un bel governo dei migliori, nel senso anzidetto “ca chisto è” senza dover aggiungere altro.

La morale è che migliori non si è a prescindere, per meriti particolari, studi o cos’altro, ma si diventa al semplice a contatto con la coppola. Una coppola magica, la coppola del potere, una coppola che fa miracoli e che trasforma un caprone in uno splendido e agguerrito assessore, in un prelibato ministro, in un eccellente direttore generale e via discorrendo.

Un Walt Disney d’annata raccontava di un popolo che aveva inventato un elmo del comando che doveva indossare sempre il capo. Questo elmo particolare aveva due mani ai lati corrispondenti alle orecchie. Queste mani entravano in azione non appena un pensiero contrario al bene comune si sviluppava nel cervello del capo, riempendolo di scapaccioni fino a stordirlo e fino a quando il cattivo pensiero non svaniva.

Ora io mi immagino gli assessori di ogni livello, i ministri e tutti i capi che la nostra democrazia genera, muniti di una coppola del comando simile all’elmo anzidetto. Non credo di sbagliare se dico che parecchie sarebbero le facce “a pallone”, ma se ci includiamo anche i pensieri da stupidi o ignoranti e gli slogan che sono soliti partorire i nostri statisti (tutti in piedi), sarebbero rarissimi i casi di facce rosee e lisce.

Purtroppo la coppola del comando non esiste, ma bisognerebbe inventarla, semmai in un’altra vita, orsù, chè non può andare sempre così goffamente. PS: Inneggiare alla guerra non è una cosa per definizione buona. Ma armare un popolo perché combatta significa inneggiare alla guerra e sollecitarla. Per amare la pace bisogna praticarla sul serio, come noi cattolici dovremmo sapere bene, quindi anziché armi dovremmo opporre i nostri corpi disarmati. Altrimenti, bando alle ciance e alle ipocrisie, ma una guerra col culo degli altri non è bene predicarla. Mai.

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Luciano Petrullo
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