Itinerari nella natura alla riscoperta delle tradizioni religiose

Una lodevole iniziativa è senza dubbio quella di rivalutare, attraverso itinerari escursionistici, luoghi legati alla riscoperta delle tradizioni religiose locali e nello specifico va sottolineata l’intensa e fattiva attività di recupero del parroco Don Antonio Laurita.   

La caratteristica di un piccolo borgo come Pignola (PZ), stando alla celebre veduta che l’abate Giovanni Battista Pacichelli riporta nella sua opera del 1703 Il Regno di Napoli in prospettiva, è quella di avere un numero non indifferente di chiese dislocate sia nel centro abitato che nella campagna circostante e ci fa pensare che fossero presenti nel borgo diverse comunità religiose e cenobitiche.

In particolare le varie chiesette sparse nel circondario comunale e confinante, che di recente sono state ristrutturate e impreziosite da particolari manufatti artistici, possono divenire interessanti siti di memorie delle tradizioni identitarie e allo stesso tempo testimonianze storiche del passato da incentivare, anche alla luce di possibili escursioni nature e col risultato di compensare le salutari fatiche richieste.

Si fa un gran parlare di programmi intesi a valorizzare il nostro territorio, le sue ricchezze naturali paesaggistiche, le sue tradizioni sociali e religiose, ma non sempre si assiste a una sinergia d’azione ben indirizzata per ottenere risultati concreti, a parte sparute eccezioni. L’intento di queste nostre considerazioni mira a tracciare un esempio d’itinerari realizzabili in tale prospettiva e coinvolgendo i vari strati sociali ed enti amministrativi della comunità pignolese.  

Si parte dalla piazza centrale del paese e seguendo la strada delle Chiagge, che costeggia il Palazzo Gaeta, si è ben presto fuori del centro abitato e dopo una veloce discesa s’arriva di fronte alla graziosa Chiesetta, costruita su di un costone roccioso, dedicata a Santa Lucia meta di una tradizionale corsa che i ragazzi del paese collegati fra di loro col famoso laccio intrecciato e multicolore, compiono di gran carriera il 13 dicembre. E allo stesso modo l’escursionista dopo aver fatto per devozione i tradizionali giri intorno alla cappelletta, all’interno può ammirare la statua lignea di pregevole fattura attribuita all’artista siciliano Geronimo Arnone (1587) di recente restaurata. Si prende poi sulla destra della cappella un sentiero in ripidissima discesa che in breve dopo aver attraversato un ruscello, passando vicino a quel che resta di un antico mulino, in leggera salita e mantenendosi sulla destra segue la strada vicinale che costeggia il Fosso delle Mele tra radure,  boschi cedui e  castagneti porta dopo qualche chilometro in località S. Angelo (mt.940) alla Grotta di San Michele, la Chiesa e quel che rimane del Convento dei frati Cappuccini Zoccolanti. La Chiesa restaurata dopo il sisma del 1980, ora sta ritornando al suo antico fascino legato al culto dell’Arcangelo, abbellita con opere pittoriche di valore a testimonianza della devozione al culto micaelico,  e alle minime ma significative fonti documentali esistenti. In particolare, e in ordine prioritario la grande tela sulla parete destra del Maestro Fiorentino Trapanese che ben sintetizza e rappresenta la  tradizione religiosa in rapporto alla comunità pignolese, dopo il furto della originale statua lignea. In perfetta e armoniosa simbiosi s’inserisce in alto nello spazio absidale sopra la teca con la recente statua del Santo il pregevole crocefisso dipinto dall’artista Mazzone con un notevole effetto prospettico e di rilievo scultoreo assai originale e importante dal lato estetico. Si scende poi a visitare la non meno affascinante e storica Grotta ricca di simboli e testimonianze abbellita dall’inserimento nella nicchia esistente della statua dell’Arcangelo in onice alabastrino di un bel colore bianco con studiati effetti luminosi, scenici, naturali e artificiali, così come la disposizione di punti luce che fanno da guida alla discesa in fondo alla grotta senza minimamente disturbare l’habitat naturale della popolazione di mammiferi alati che vi soggiorna.

All’uscita della grotta  e facendo il giro di ciò che rimane dell’antico convento, si riprende in salita, lasciando sulla sinistra una pista forestale, la stradella che per chi sia interessato permette di prolungare l’itinerario attraverso un percorso naturalistico e paesaggistico unico, in direzione di un’altra meravigliosa testimonianza rappresentata dal Santuario dedicato a Santa Maria dell’Assunta di Monteforte, nel comune d’Abriola distante alcuni chilometri. La salita permette dopo qualche centinaio di metri di arrivare ai piedi di un’imponente murgia denominata Il Pisco (mt.1089) che si costeggia a mezza costa dal lato destro, si attraversa un pianoro e sempre mantenendosi sulla destra si riprende in leggera salita fino ad incontrare un tratturo tra boschi cedui che sempre in  salita entra in un bosco di faggi e porta a una radura caratterizzata da una grossa murgia denominato Piano Barachia. A questo punto si offrono all’escursionista diverse possibilità: salire in cima al Monte Crocetta (mt.1319) per poi ridiscendere rapidamente  verso  Pignola o proseguire direttamente nella discesa verso la Sella di Valle Catauro  per poi immettersi in una larga pista forestale che attraverso il crinale San Bernardo e l’Aia di Trotta riporta per una comoda strada vicinale  in paese. Diversamente si prosegue in salita nell’ampia faggeta fino ad attraversare la strada che dal Passo Croce dello Scrivano porta al Passo della Sellata (mt.1271) e sempre in salita mantenendosi sulla destra si arriva ai 1477 metri del Piano della Madonna, si lascia il bosco sulla sinistra e a mezza costa, mantenendosi sulla destra si scende nell’ampio pianoro di Piano Capriolo (mt.1400) e  costeggiando la sommità di Monteforte (mt.1444) si riprende a scendere fino a scorgere i tetti del Santuario omonimo che sovrasta con i suoi 1316 metri di altitudine l’abitato d’Abriola.

La particolare costruzione, atipica nella sua architettura, sembra abbia origini risalenti all’anno Mille e forse sia stata voluta dai Templari. Infatti, all’interno possiede importanti elementi decorativi tra cui un affresco del Christo Pantocrator nel catino absidale, ripreso da Giovanni Todisco mentre sulla sinistra dell’altare è affrescata una Croce Patente, chiaro simbolo della presenza dell’Ordine dei Templari.  

Per l’itinerario di ritorno sono possibili due diversi tracciati. Si risale dal Santuario verso la cima di Monteforte nel percorso inverso, che si costeggia dal lato sinistro verso la parte bassa di  Piano Capriolo,  per poi riprendere a salire verso Piano della Madonna ed entrati nel bosco mantenendosi a mezza costa sempre sulla sinistra si scende fino ad attraversare la strada proveniente dal Passo Croce dello Scrivano e sempre nel bosco di faggi imponenti dopo un breve tratto pianeggiante si riprende a scendere verso la Sella di Valle Catauro e quindi verso Pignola.  

Le possibilità di allargare un siffatto anello escursionistico sono molte, come raggiungere dal Passo della Sellata attraverso splendide faggete Il Palazzo dell’Arioso e la diruta Cappella della Madonna del Carmine per scendere poi al Santuario della Madonna degli Angeli del Pantano, raggiungibile anche dal crinale del San Bernardo attraverso Le Coste e Il Castagno.

Possibili connessioni poi con altri siti religiosi interessanti, dal Santuario della Madonna di Monte Saraceno di Calvello, a quella del Sacro Monte di Viggiano o dell’Assunta di Campo Imperatore in quel di Marsico Vetere, o al tabernacolo della Madonna di Sasso e giù attraversando lo stupendo bosco della Costara alla Cappellina di San Michele nel comune di Sasso di Castalda, o ancora al Santuario del SS. crocifisso del Sacro Monte di Brienza. Sono queste tutte potenzialità da valorizzare a pieno e non sempre vengono purtroppo realizzate, nonostante siano sprecate enormi risorse finanziarie per semplici cattedrali nel deserto, delle quali il più delle volte noi siamo esperti costruttori!

Michele Vista
Michele Vista
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