Israele accoglie i diplomatici a Jenin con «colpi di cortesia»

Nelle prime ore del mattino, nel labirinto polveroso di Jenin, un reparto dell’Idf decide che la maniera più brillante per accogliere venticinque diplomatici stranieri è far sibilare qualche proiettile in aria. Bastano pochi colpi per trasformare una visita di routine in una fuga sconclusionata: cravatte che svolazzano, taccuini che rotolano, autisti che ingrano la retro come in un B-movie di quart’ordine. Fra gli ospiti c’è il viceconsole italiano Alessandro Tutino; Antonio Tajani lo chiama a tempo di record e, gonfio d’indignazione, convoca l’ambasciatore israeliano “per avere chiarimenti ufficiali su quanto accaduto”. Ottimo: il solito rituale salvafaccia, perfetto per riempire i notiziari e inutile a cambiare la sostanza.

Parigi, per non sembrare in letargo, richiama anch’essa il proprio rappresentante dopo quegli spari “in modo inaccettabile”. Ah, che sollievo: battezzare “inaccettabile” un colpo d’arma da fuoco basta a sterilizzarne la gravità, no? Da Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ingaggia l’ennesimo valzer telefonico con il vicepremier: stessa sceneggiata, stessa retorica. Intanto Gaza continua a bruciare, ma quella fiamma non compare nella scaletta dell’indignazione a ore.

I video diffusi dal ministero degli Esteri palestinese raccontano più di mille note diplomatiche: fotografi che scappano, soldati che alzano i fucili, auto con targhe diplomatiche che sgommano via. “Nessun ferito”, precisano; come se l’assenza di cadaveri cancellasse l’umiliazione. Secondo Wafa la delegazione era un atlante ambulante: Unione Europea, Egitto, Cina, Giappone, Canada, India, Brasile, perfino la Turchia menzionata due volte. Ricorderanno tutti lo stesso souvenir: un proiettile sparato in aria e l’eco di un “avete sbagliato strada”.

Tajani sfodera l’ovvietà di turno: “Le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili”. Serve davvero ribadirlo? L’Idf, intanto, gira il mirino retorico: “Da una prima indagine risulta che la delegazione si è allontanata dal percorso previsto ed è giunta in un’area in cui non era autorizzata a trovarsi. Una forza dell’Idf operativa sul posto ha effettuato colpi di avvertimento”. Tradotto: se vi smarrite la nostra risposta è la raffica. E non manca la crema burocratica d’accompagnamento: “Saranno immediatamente contattati i rappresentanti dei Paesi coinvolti e nei prossimi giorni condurrà colloqui personali con i diplomatici per aggiornarli sui risultati preliminari dell’indagine”. Prima il fuoco, poi il modulo da compilare in triplice copia.

Su X, il ministro twitta il copia-incolla più prolisso della giornata: “Ho appena parlato con Alessandro Tutino, viceconsole d’Italia a Gerusalemme, che sta bene e che era tra i diplomatici che sarebbero stati attaccati a colpi di arma da fuoco vicino al campo profughi di Jenin. Chiediamo al governo d’Israele di chiarire immediatamente l’accaduto. Le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili”. Complimenti: fermezza misurata in caratteri, impatto prossimo allo zero.

Ramallah ricorda al mondo che la missione “stava svolgendo una missione ufficiale per osservare e valutare la situazione umanitaria e documentare le violazioni perpetrate dall’esercito israeliano contro il popolo palestinese”. E, per chi si ostina a non capire, aggiunge: “Questo atto deliberato e illecito costituisce una palese e grave violazione del diritto internazionale”. Chiusura perfetta. Peccato che, archiviato l’episodio, tutto resterà immobile: la cartella “incidenti di percorso” è ormai piena, ma chi continua a premere il grilletto fa finta di non accorgersene.