È un numero talmente osceno da mozzare il fiato: almeno 18.500 bambini palestinesi uccisi sotto le bombe in meno di due anni, in una striscia di terra grande poco meno del Lago di Garda. Ogni ora un corpo piccolo si spegne. Ogni ora il silenzio dei potenti si fa più assordante.
Che cos’è allora l’“umano”? Nell’evoluzione la nostra specie si vanta di empatia e ragione, ma in cima alla catena alimentare risplende soltanto per crudeltà: 60mila civili morti, case polverizzate, ospedali ridotti a necropoli. Gaza è diventata la cartolina nera del XXI secolo, la prova che la barbarie non è un incidente ma una scelta reiterata.
Così l’infanzia viene masticata dalle ruspe e dalle logiche di “sicurezza”. L’Onu parla di oltre 50mila bambini feriti o mutilati; l’Oms denuncia un’epidemia di fame che ha già seppellito dozzine di neonati disidratati nelle incubatrici spente. È genocidio a velocità di trasmissione dati, in diretta streaming, con la carestia a fare da colonna sonora.
Chi comanda osserva da poltrone rivestite di pelle liscia. A Roma, Palazzo Chigi balbetta moine diplomatiche mentre gli aeroporti militari continuano a spedire componenti per addestratori M‑346 e munizioni “firmate Made in Italy”, aggirando la legge 185/90 che vieta armi a Stati in conflitto. Nel 2024 l’Italia ha comunque fatturato oltre 5 milioni di euro a Tel Aviv: briciole di bilancio, ma schegge di colpa incise sul metallo.
Il ministro Tajani dice in Aula che “l’offensiva israeliana è diventata inaccettabile” salvo fermarsi a metà frase, come se l’articolazione di una sanzione fosse un peccato di galateo. Intanto l’opposizione denuncia “una macchia indelebile sul Paese” e ricordano che perfino alcune Regioni, Puglia ed Emilia‑Romagna in testa, hanno già tagliato accordi con aziende israeliane. Roma tace, firma e incassa.
L’Europa non fa di meglio: proclami sull’“ordine basato su regole” e poi embargo timidamente accennato, mai applicato; i porti brulicano di container Nato diretti a un esercito che, documenta l’Unicef, ha trasformato una scuola su cinque in cratere. Il Continente delle Carte dei Diritti svende il proprio futuro morale per qualche punto di Pil e un paragrafo di complicità strategica con Washington.
Cari governanti annotate la data: 30 luglio 2025. La Storia non fa sconti: archivia, processa, condanna. Voi sarete scolpiti non come statisti ma come chierici dell’indifferenza, responsabili – per azione, omissione o vigliaccheria – di ogni minuscolo corpo avvolto in un sudario d’emergenza.
È rimasto un solo lusso: cambiare rotta. Aprire i valichi alle ambulanze, imporre un embargo totale sulle armi, riconoscere la Palestina nei fatti e non nelle postille. Se non lo farete i tribunali – quelli internazionali e quelli della memoria collettiva – sapranno inchiodarvi. Perché l’infanzi-cidio è imprescrittibile e il sangue di un bambino non si lava con i comunicati stampa.


