In  vaghe divagazioni apotropaiche … cosa c’entra Paracelso?

Citare un personaggio particolare come Theophrastus Bombast von Hohenlheim, meglio conosciuto come Paracelso, collegandolo a stregonerie varie  presenti   nelle tradizioni apotropaiche lucane, tra fattucchiere e masciare è da ritenersi eccessivo e inconcludente. Alla stessa maniera magia e superstizione vanno viste in ambiti differenti.

In particolare nel contesto Rinascimentale di estrema complessità per quanto riguarda la nascita negli anni a seguire di alcune nuove discipline tra cui la Chimica. La figura di Paracelso, filosofo, alchimista, medico, uno scienziato  “sui generis”, ha un ruolo di tutt’altro genere. Con lui nasce una nuova dottrina medica, la Iatrochimica, che usa determinate sostanze non ubbidendo più ai canoni della medicina classica, infarcita di princìpi dogmatici secondo la tradizione classica, ma secondo vere e proprie pratiche e tecniche di laboratorio un po’ più razionali già seguite dagli alchimisti e che alla fine del XVI secolo tenderanno ad evolversi nella scienza moderna. Celebre il detto paracelsiano riguardo l’uso delle sostanze in medicina: “il veleno è nella dose”, che troverà conferma nei secoli XVII e XVIII con la nascita di un linguaggio scientifico per la conoscenza della natura.

Paracelso iniziando il suo corso estivo di Medicina all’Università di Basilea il 5 giugno 1527 afferma: “Di tutte le discipline, solo la medicina per grazia di Dio e secondo l’opinione di autori divini e profani, è riconosciuta come arte sacra. Tuttavia oggi pochi dottori la praticano con successo, e quindi è giunto il momento di riportarla alla sua primitiva dignità, di ripulirla dal vizio dei barbari e di purgarne gli errori. Non lo faremo attenendoci strettamente alle regole degli antichi, ma esclusivamente studiando la natura e utilizzando l’esperienza accumulata in lunghi anni di pratica. Chi ignora che la maggior parte dei medici contemporanei fallisce perché segue supinamente i precetti di Avicenna, Galeno e Ippocrate come se fossero oracoli di Apollo da cui non è permesso discostarsi di un pollice? A Dio piacendo, ciò può assicurare splendidi titoli, ma non produce un vero dottore. Quanto serve a un medico non è l’eloquenza o la conoscenza del linguaggio e dei libri, per quanto illustri possano essere, ma una profonda conoscenza della natura e del suo operato”.

Quanto afferma Paracelso non può essere letto come ripudio dell’arte medica nella maniera assoluta e tanto meno è da considerare un suo benché minimo riferimento all’arte della stregoneria. Sembra piuttosto un escamotage maldestro il volersi agganciare poi addirittura alla superstizione o a un ambito antropologico e per di più riferito a un contesto apotropaico lucano, che bisogna dire è tutt’altra cosa ed è stato ampiamente studiato da altri autori!

Michele Vista
Michele Vista
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