Importanza dei carteggi epistolari nella ricerca storica

Nella ricerca storica occupano un posto di primissimo piano le fonti documentali, che devono essere analizzate e verificate con scrupoloso rigore scientifico. Archivi e biblioteche sono sempre stati nel corso dei secoli i contenitori ideali di tutto ciò che riguarda il passato.

Una particolare importanza assumono i carteggi epistolari tra gli eruditi europei del Seicento e Settecento, a testimonianza del grande risveglio culturale in atto, e ci danno la possibilità di conoscere meglio ciò che accadeva nella corte granducale dei Medici frequentata da personaggi di rilievo in ambiti diversi e non soltanto scientifici, da Francesco Redi ad Alessandro Segni. Un ruolo particolare è occupato dal bibliotecario granducale Antonio Magliabechi e i suoi molteplici scambi epistolari con personaggi di spicco della cultura europea, come dimostra il lavoro che lo storico Alfonso Mirto da diversi decenni dedica a tali ricerche.

Il bibliotecario fiorentino era un personaggio particolare, dotato di una grandissima cultura che manteneva fitte corrispondenze con altri bibliotecari molti dei quali appartenenti a ordini monastici, le cui biblioteche erano ricche di manoscritti e opere a stampa, in particolare i monaci Camaldolesi tra l’Eremo di Camaldoli e Santa Maria degli Angeli a Firenze. Appassionato e instancabile raccoglitore di una quantità enorme di libri e manoscritti che ancora oggi formano il corposo fondo magliabechiano posseduto dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Il volume di cui parliamo comprende i carteggi del bibliotecario fiorentino con il suo collega Pietro Canneti, abate camaldolese a Ravenna e fondatore della Biblioteca Classense. Gli scambi epistolari in generale affrontano tematiche di notevole erudizione oltre che personali, utili anche a delineare un personaggio particolare come Antonio Magliabechi, tenuto in grande considerazione non tanto nell’ambiente strettamente fiorentino

quanto nei maggiori centri culturali europei da Parigi a Vienna, che richiederebbe ulteriori ricerche. Un personaggio piuttosto schivo e isolato nell’ambiente fiorentino ma tutto dedito alla costruzione della sua “libreriola” raccogliendo libri, e formando un patrimonio culturale inestimabile di oltre 30.000 volumi manoscritti e a stampa che secondo le sue ultime volontà, sancite con un atto notarile, doveva essere di pubblica utilità per i suoi concittadini più poveri.

Michele Vista
Michele Vista
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