Il vento in poppa degli editori…col sale in zucca?

Gli scaffali delle librerie sono stracolmi di testi che riguardano gli alimenti, la loro storia e strizzano l’occhio al necessario bisogno dell’umanità di cibarsi. E’ di fondamentale importanza il criterio storiografico che molti autori seguono in particolare qualora si voglia avere  un intento divulgativo.

Ci riferiamo al recente libro, tradotto per la Casa Editrice Nutrimenti, del giornalista americano Mark Kurlansky: Sale. Una storia del mondo, pubblicato a New York nel 2002, un bel malloppo di oltre 550 pagine circa, che rientra a pieno nella saggistica di stampo americano, mettendo insieme aspetti molteplici di un alimento come il “sale” e offre al lettore un piatto condito da riferimenti storici, gastronomici, psicoanalitici (l’immagine iniziale è un’incisione parigina del 1157 il cui titolo tradotto è: le donne che salano i loro mariti, a sottolineare anche gli effetti erotico sessuali del “sale”), ed a buon diritto pure il problema climatico, una vera e propria “soluzione salina sovra satura” si potrebbe dire!       

Certo il termine “sale” nella sua valenza semantica suggerisce i contesti più disparati a cui riferirsi, che si esauriscono in un’elencazione di notizie senza alcuna organicità nonostante i tanti ma lacunosi riferimenti bibliografici, in particolare per ciò che concerne la storia della scienza e della Chimica in particolare. Uno zibaldone di citazioni e ricette tratte da autori del mondo classico greco-romano quali Archestrato di Gela, Marco Porcio Catone, Plinio il Vecchio, Apicio. Si parla di salse come “garum” e “defrutum” senza specificare a quale “sale” ci si riferisca (il “sale” o “zucchero” di Saturno in effetti è il diacetato di piombo, che gli antichi romani usavano come dolcificante bollendo e concentrando il mosto d’uva in recipienti di piombo).  Si continua poi  dal Medio Evo fino ai giorni nostri, confondendo molte volte i vari significati della parola “sale”.

Ci viene in mente il volume: Chemins et savoirs du sel pubblicato da Hachette Littèrature nel 1998, tradotto in italiano nel 2004, del chimico di fama internazionale Pierre Laszlo, assai più organico ed esaustivo nella sua leggibilità e capacità divulgativa sui miti del sale fornendo al lettore un circostanziato percorso interdisciplinare su terreni diversi che vanno dalla letteratura all’antropologia, dalle scienze fisico-chimiche alla biologia, dall’economia alla storia dell’arte, permettendo una lettura del sapere o dei saperi che in senso lato contraddistinguono la storia dell’umanità attraverso le innumerevoli e più disparate informazioni che una sostanza chimica così comune ma nient’affatto banale, una delle poche sostanze chimiche pure che il nostro organismo è in grado di assumere direttamente e di cui ha un necessario bisogno fisiologico, può fornire.

È utile ricordare quanto sottolineava Pierre Lazlo riguardo l’efficacia divulgativa: “…il problema di come scrivere storia della scienza in modo insieme documentato (cosa che presuppone che l’autore abbia acquisito la indispensabile competenza tecnica) e leggibile (cosa che comporta la messa tra parentesi degli aspetti più tecnici) rimane” e, in definitiva crediamo riguardi proprio per le sue omissioni, il libro del divulgatore statunitense Mark Kurlansky!

Michele Vista
Michele Vista
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