Il principio di colpevolezza e le declinazioni della meritocrazia

Il panorama politico italiano, nella sua conclamata miseria, ne ha partorita una nuova, sempre in materia “fatevi una risata”. Ha infatti inaugurato l’epoca della presunzione di colpevolezza, in tema ovviamente di fascismo, chè va tanto di moda. In base a detto neo-principio di elevata cultura giuridica i partiti di destra, leggi Lega e Fratelli d’Italia, ammesso che lo siano davvero, di destra, ma un esame del loro dna sarebbe più opportuno prima di etichettarli, dato che mi risulta siano infarciti solo di slogan, e non diversamente dagli altri partiti, dovrebbero dar preventiva prova di non avere legami coi cosiddetti fascisti. Come chiedere a un incolpato di omicidio di dare lui la prova di essere innocente, ribaltando secoli di cultura giuridica.

Lo ammetto, da scompisciarsi dalle risate, ma pare che facciano sul serio; testate giornalistiche e televisive a petto in fuori tuonano in tal senso chiedendo dichiarazioni ufficiali, giuramenti e parole d’onore.

Ridicoli. Pensassero piuttosto loro  a trovare una base alle loro polverose accuse, e poi ragioniamo.

Quello che invece non si dice, perché evidentemente politicamente scorretto, è che i partiti sono diventati bande d’assalto alla diligenza. Esistono solo per ricoprire incarichi, poltrone o indossare coppole.

Vincono un’elezione amministrativa?, bene, interpretando rusticamente il principio dello spoiling system, piazzano tutti i loro primi attori nelle posizioni più remunerate, pretendendo che i loro alfieri siano già bell’e pronti per incarichi delicati e di qualsiasi tipo, tecnici e meno tecnici. Diamine, vuoi mettere che i maggiorenti locali del partito non siano dotati di qualsiasi scienza?

Basta guardare alla Basilicata, dove la destra si è imposta dopo una vita di sacrificio, senza incarichi, poltrone, coppole ecc. Bene, appena al potere ha sistemato tutti. Per l’amor di Dio, saranno tutti bravi ed eccelsi, ci mancherebbe, ma mi pare di ricordare che proprio loro predicavano, nelle campagne elettorali spese per mille e un insuccesso, che questo era il sistema della sinistra e che era un sistema schifoso e che loro giammai lo avrebbero utilizzato, preferendo la meritocrazia.

Ora è di palmare evidenza che la meritocrazia viene declinata in tante maniere: per esempio per la sinistra o sedicente late (e dico sedicente perché credo che la sinistra sia qualcosa di più nobile di quella che si vede in giro) intravede nei suoi fedeli, pazientemente appostati nelle filiere di partito, magicamente i migliori, e quindi la meritocrazia è attuata; mentre la destra, o sedicente tale, i migliori li intravede nelle sue filiere, con buona pace della meritocrazia. Quindi i veramente bravi, o si mettono in fila col cappello in mano o emigrano.

Infatti emigrano.

Allora, prima di chiedere a Meloni e Salvini un giuramento di non colpevolezza e cioè di non vicinanza coi cosiddetti fascisti, chiedete loro se nei loro partiti vige la vera meritocrazia, poi fate una giravolta e chiedetelo a Letta, Renzi, Speranza e compagnia cantante. Apprenderete così che di bravi e meritevoli ce n’è una caterva, tutti con tessera di partito, però, perché senza non si cantano messe. Per dire.

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