Il pensiero calligrafico: la scrittura digitale ha ucciso la scrittura manuale?

Che senso ha oggi scrivere a mano quando la scrittura digitale è rapida, alla portata di tutti e di facile lettura?
La scrittrice Marcella Nigro, nel podcast di oggi, si interroga sull’importanza edicativa della “bella calligrafia”, come si diceva un tempo.
Pregi e difetti della modernità dalla quale è vietato esimersi.

Un commento

  1. Concordo pienamente il tuo pensiero, anch’io ovviamente cresciuta nella tua stessa era. Personalmente ho bellissimi ricordi.Il mio primo approccio avvenne, nella tenera età di 3 anni, avendo avuto la possibilità di due fratelli più grandi, in quei tempi ho sentito la necessità di imparare e mia madre, anche se lei non era un insegnante, mi ha insegnato questa bellissima arte ,ed io iniziai la mia vita scolastica con la capacità di scrivere le lettere sia in maiuscolo che minuscolo in stampatello e corsivo . Con il susseguirsi del tempo . Diventai mamma anch’io , ho insegnato a mia figlia e anche lei l’apprezzata , siamo negli anni novanta quando ho avuto un figlio autistico, ma per lui è stato un duro lavoro, perché la manualità fine , per via dei suoi problemi sensoriali l’approccio era a dir poco un miracolo , e qui nasce la possibilità di sperimentare la possibilità del digitale, che mi ha aiutato parecchio, infatti lui dimostra come la facilità comunicativa si possa attuare . La sua memoria è comunque il suo punto forte Ma Dunque mi chiedo , le attitudini di ogni individuo variano secondo natura, per cui accetto e ringrazio la possibilità di aver avuto la conoscenza digitale perché essa ha permesso me è a quanti sarebbero rimasti emarginati se ci si fosse accaniti solo con quella manuale .
    Alice Silvia Morelli

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