Il mondo del sentito dire

Ormai è un dato scontato che ogni generazione abbia il suo vocabolario. Questi sono sempre più miseri, ma, forse per questo, universalmente usati. Sarebbe bello che ognuno avesse il suo vocabolario, costruito sugli studi, le letture, i film visti, il gusto di una pronuncia o il vezzo di un linguaggio complicato o alternativo. Invece si va per generazioni o categorie.

Il vocabolario dei politici, però, fa scuola. Ce lo propinano in tutte le salse e in tutte le maniere, quindi facile che anche il cittadino se ne appropri.

Il guaio è che questi vocabolari sono estremamente miseri. Di buono hanno la loro semplicità e universalità, dettata proprio dalla loro miseria.

Sentirne uno equivale ad averli sentiti tutti. Il panorama è scadente. Il linguaggio dei giovanissimi ha di bello, rispetto a quello dei politici, che si aggiorna continuamente. Le novità periodiche non mancano e poi, in fondo, poggiano su una fantasia variegata. Quello dei politici riceve aggiornamenti rari e di poco conto. Un “detto questo”, insomma, lo senti ripetere per decenni.

A stupire è anche la totale mancanza del bisogno di stupire, appunto, con una parola nuova che faccia alzare le sopracciglia, che desti l’attenzione, che squarci il monotono panorama dei luoghi comuni.

La verità è che il politico medio ha poche esigenze, men che meno di tipo letterario. Anche con riguardo alle sue specifiche attività, si aggiorna poco, va avanti per sentito dire, interpella i dirigenti, vere enciclopedie, per loro, del sapere amministrativo, scimmiotta i colleghi. Fra le tante ambizioni non coltiva mai quella di un bel linguaggio, costerebbe fatica, lo so, e quindi che rimanga ambizione di qualche sfigato che perde il tempo sui libri invece che andare a caccia di poltrone.

Un politico non affronta mai un problema senza un dirigente accanto, pronto a intervenire quando si parla di cose strane; certo, lui dovrebbe dettare le linee, ma di cosa? Vabbè lasciamo perdere, è una causa persa.

Anche i discorsi di insediamento in un determinato incarico sono uguali l’uno all’altro, forse se li passano da sotto il banco o forse esiste un archivio dei discorsi cui attingere, rimanendo ben piantati nello scontato, comodo rifugio per chi ha tentato la sortita in un mondo sconosciuto, quello del sapere o della competenza, con la certezza di poterlo girare come un calzino e renderlo quello dell’approssimazione, del più o meno, del pressappoco.

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Luciano Petrullo
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