Il commissario Nolè e le caramelle Rossana

Piazza diciotto agosto, per i potentini, è il più importante crocevia per le più ambite destinazioni: Avigliano, Vaglio, Tito, Melfi, se non addirittura la Basentana che è la strada veloce che porta da un lato a Matera e dall’altro a Salerno.

O meglio, negli anni addietro lo era davvero, ora molto meno, perché la città si è sviluppata a valle, mentre piazza diciotto agosto rimane il primo crocevia, più che altro, per i pochi residenti del piccolo centro storico.

Come tutte le piazze che si rispettano offre ai passanti il catalogo dei luoghi deputati a soddisfare le esigenze primarie, come il bar, i tabacchi, il lotto, la pasticceria. Ascensori pubblici e scale mobili, poi, prendono avvio proprio dalla piazza. C’era anche un’edicola, spazzata via, però, dalla cosiddetta crisi dei giornali, che, Corriere dello Sport a parte, ha colpito ogni testata, nazionale siccome locale.

In effetti non si chiama più piazza diciotto agosto, ma piazza Vittorio Emanuele, ma pochi lo sanno, insomma, i residenti e i postini, punto.

Nolè, quando avevano deciso, ai piani alti, di munire di telecamere la piazza, aveva storto il muso: non gli piaceva fare il lavoro dello spione e poi, diamine, per quanto le avrebbero tenute in funzione, sciatti come erano, ai piani alti trasversalmente intesi?

La telefonata arrivò, come sempre, nel bel mezzo della lettura del corriere dello sport, in una di quelle mattinate nelle quali si prova a rinviare tutto, salvo trovarsi davanti il fatto urgente. Una signora era stata scippata della borsetta e scaraventata a terra da due tipi a bordo di una moto. Roba inusuale per Potenza, sintomo di un malessere crescente di pari passo con la piccola delinquenza. Quanto a quella importante, di delinquenza, se ne avvertiva la presenza, ancora però secondaria rispetto alla delinquenza in giacca e cravatta, come la chiamava Nolè.

Uno scarno rapporto gli fu consegnato, pochi minuti dopo la telefonata, nel quale si rappresentava come non fosse stato registrato nulla dalle telecamere perché non in funzione già da un paio di mesi. “Ma dai”, commento fra sé e sé Nolè.

Al Pronto Soccorso interrogò la vittima che seppe dire soltanto che si trattava di un giovane, quello seduto come passeggero della moto, l’altro c’aveva il casco, con un orecchino e un tatuaggio sulla mano. Tatuaggio che non seppe descrivere.

E la moto? “Non so, non ne capisco, ma faceva tanto chiasso”, rispose la ancora terrorizzata signora.

Nella borsa, spiegò, c’erano duecento euro, il cellulare, la foto dei nipoti, un fazzoletto, una caramella Rossana, la tessera delle scale mobili, la carta d’identità e un amuleto. Che tipo di amuleto? Chiese Nolè. Una vecchia chiave, di quelle grosse, lunghe, come quelle dei portoni di una volta.

Nolè provò a riflettere: di sabato, in tarda mattinata, un giovinastro che ci fa con duecento euro? O droga o una scommessa. O l’una e l’altra.

Senza pensarci su oltre si recò dalla più discussa bisca di scommesse, dove girava anche della droga. La sala era piena. Fuori un parcheggio selvaggio con qualche moto.

Bighellonò fra le moto guardando per terra. Vicino la ruota anteriore di una Ducati trovò un pezzo di carta lucida rossa. Si chinò e riconobbe la carta delle caramelle Rossana.

Culo o genio, pensò. Sicuramente culo. No, diamine, genio!

Inforcò occhiali da sole e calzò un berretto, così, per darsi il tono di chi  vuole nascondere la sua identità e entrò nel locale. Faceva caldo. Braccia nude, quasi tutte tatuate. Ma mani tatuate solo due.

Doveva scegliere fra i due, o meglio non perderli entrambi. Allora aspettò che i due si sfiorassero per spingerne uno addosso all’altro. Ne seguì un parapiglia a base di ma chi cazzo sei e di come cazzo ti permetti  e questo bastò per fermarli entrambi: tessera alla mano, la solita parola “Polizia” e il canonico “seguitemi”.

Uno dei due però disse “commissario, mi faccia almeno bloccare lo sterzo della moto”. “Quale, la Ducati” “E che ne sa lei”, “semplice, sia tu che la ducati puzzate di scippo”.

Il giovane provò a scappare, a questo punto, ma Nolè prevedendo ogni mossa gli mollò un calcio all’altezza del ginocchio lateralmente e questo bastò a ridurlo per terra dolorante, se non proprio totalmente spezzato.

Ci volle infatti l’ambulanza per recuperare il giovane.

Ancora dolorante venne messo sotto pressione da Nolè “chi è il tuo compare”

“Commissario, è quell’idiota che lei aveva bloccato insieme a me”.

“Cazzo cazzo cazzo!”

“Ma non si preoccupi lo recupera in via dei Frassini, 32, basta che va all’ora di pranzo. Franco non può fare a meno del ragù della madre. Andatelo a prendere, non sia mai detto che pago io per tutti”.

A fine giornata Nolè tornò a pensarci su: Culo, solo Culo. E andò a bere birra in piazza diciotto agosto.

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Luciano Petrullo
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