C’era una volta il Bibliobus. A partire dal 1949 il Ministero della Pubblica Istruzione in collaborazione con i Provveditorati agli Studi iniziò una campagna per la lotta all’analfabetismo partendo dapprima dalla provincia di Salerno, la più estesa di tutto il territorio nazionale, assieme a quella di Potenza, comprendendo nei primi anni anche la provincia di Matera. Poco dopo la campagna venne estesa alle altre regioni italiane. In pratica vennero allestiti, con un progetto ben studiato, due autobus in modo da trasformarli all’interno in perfette biblioteche viaggianti, onde il nome di bibliobus, corredati di appositi sussidi didattici ed audiovisivi di tutto rispetto, tenendo conto che eravamo agli inizi degli anni cinquanta e da poco usciti dalla seconda guerra mondiale con un territorio abbastanza disastrato.
Il bibliobus con i suoi sporti variabili permetteva, sia dall’esterno che dal suo interno, un’ottima esposizione di libri di vario genere nelle piazze dei paesi visitati, suscitando nella popolazione d’ogni età dagli scolaretti delle elementari agli anziani, vasto interesse e partecipazione agli eventi, diremmo noi oggi, che la sosta del bibliobus comportava. Inoltre il corredo di libri che la biblioteca itinerante si portava al seguito, tenendo conto dello scopo di combattere l’analfabetismo, presentava una selezione di testi di una validità assoluta in particolare per la veste editoriale con cui venivano trattate materie attinenti alla formazione professionale e didattica però alla portata di tutti. Case editrici di primissimo piano in tali ambiti: Hoepli, Edagricole, Lavagnolo, Ramo editoriale degli agricoltori Roma, tanto per citarne alcuni. Veniva stimolato così non solo l’interesse immediato ma sollecitata la comprensione della necessità di saper leggere, scrivere e far di conto, anche se quest’ultima non certo era deficitaria nelle persone dotate di buon senso ed anche esperienza del quotidiano. I testi di natura tecnico professionale riccamente figurati suscitavano la curiosità del potenziale lettore, che benché non sapesse né leggere e scrivere, stimolando le sue connessioni logiche e razionali, lo portava a sfogliare il libro, che diventava così nelle sue mani uno strumento di lavoro, un utensile appunto.
Che cosa accade invece oggi? Si naviga sui motori di ricerca (si dice comunemente così, ma questo non vuol dire nel modo più assoluto ricerca), ci si serve delle famigerate app, si seguono percorsi mediatici a dir poco demenziali, pilotati quasi inconsciamente da sedicenti influencer che si beano di sollecitare la curiosità dell’internauta ma non di certo nel senso che Plutarco le assegnava come stimolo alla conoscenza, rivelandosi al più perfetti maestri di stupidità nel suo significato lessicale più esatto!
E’ senza ombra di dubbio da preferire l’iniziativa del maestro Antonio La Cava, che col suo bibliomotocarro itinerante sollecita la curiosità dei bambini a maneggiare libri e che ben ricorda le visite del bibliobus quand’era ancora ragazzo nel suo paesino! L’analfabetismo informatico dilagante impone per essere arginato il prima possibile, di non servirsi in modo passivo dei mezzi di comunicazione mediatici ma usarli in maniera efficace. Ne va di mezzo la stessa democrazia che mai come oggi tra pandemie e guerre, il potere economico per mantenerla sotto il suo controllo ha profondamente stravolto! E’ d’obbligo l’upgrade e tanto basta!

