Il mito di Paperino, essere pigro, sfortunato quanto affascinante, non ha più nulla di attuale. La sfortuna è bandita, non esiste, c’è sempre al suo posto un responsabile, che è il nostro avversario, o vicino o collega, se non proprio il sistema; la pigrizia, anche, non usa più, chi oserebbe postare la propria apatica sonnolenza, al posto delle proprie super attività?
Meglio inventarsi cuoco o poeta che dichiarare la propria immobilità sul divano, di cui si ha vergogna, pur rimanendo la pratica più diffusa.
Un Omer Simpson o un Paperino, maestri del dolce far nulla, eroi impagabili degli scorsi decenni, sono destinati alla soffitta.
L’indifferenza, raffinata, disneiana alla politica o la generica diffidenza di Omer per il sistema, che lo costringe a lavorare, e odiato solo per questo, sono facce della vita appartenenti al tempo che fu.
Finanche in tempi di covid, nei quali potremmo lasciar accomodare ufficialmente la non volontà di niente, tipica degli eroi nominati, siamo incapaci di riabilitare una esistenza senza pretese, con orizzonti limitati e proprio per questo sconfinati.
Sarà quella connotazione di fallimento perenne, meravigliosa nei suddetti personaggi, affascinanti proprio perchè fallimentari, che oggi ce li allontana. Oggi che viviamo un reale e totale fallimento, non vogliamo di fatto riconoscerlo, continuando ad annaspare fra i nostri inutili saperi, le nostre approssimative conoscenze e le nostre presunte capacità.
Cioè, oggi che siamo realmente un po’ tutti Paperino, e forse proprio per questo, non lo vogliamo più come nostro eroe.
Oggi si deve apparire, anche più volte al giorno, sui social o da qualche altra parte e vogliamo mostrare una faccia che sia in ogni caso vincente.
Che cuglia.


Ci sono pure quelli che si mandano i messaggi da soli, che fa figo avere un nemico immaginario. La cosiddetta arte dei pazzi.