E facciamocela una risata

Il politicamente corretto, come ogni seria dittatura, ha cancellato, anche, dal panorama giornalistico, televisivo, e dei commenti in genere, l’ironia. Eppure l’ironia, mai come in questo periodo, si trova un’autostrada spianata che neanche i limiti di velocità potrebbero rendere noiosa.

La Lega, con quell’autentico tric-trac di Salvini, rumoroso, fumoso e inoffensivo, con Letta che sembra la parodia di un politico e il fantasmagorico M5S che si divide per perpetuare la stessa accomodante e servile politica, salvo smentite dei prossimi giorni, insomma un panorama la cui caratteristica più evidente è la comicità.

Niente a che vedere, comunque, con quello che accade in Regione Basilicata. Qui si vive immersi nella farsa, nell’avanspettacolo, che ci sommerge, impedendoci anche di respirare, non fossimo tutti forniti di quel boccaglio che solo un popolo cromosomicamente suddito ha in dotazione.

E, si badi bene, questa connotazione di sudditanza non ha, almeno per una volta, aspetti negativi, tutt’altro: è il vaccino contro tutto di chi le ha viste tutte, le ha riviste mille volte e una volta, e sa già come andrà a finire, con la consapevolezza derivante dalla saggezza che solo una rivoluzione culturale, di là da venire, potrebbe portare un po’ di luce in questa valle di lacrime.

Gli attori sono plasticamente scadenti, non hanno fatto scuole particolari di recitazione, si offrono “nature”, si comportano come monelli di strada e la loro inadeguatezza alla “cosa pubblica” è talmente evidente da relegare quest’ultima in uno stadio nel quale i tifosi si scannano fra di loro anche se sono della stessa squadra.

Gli ultimi atti, che hanno visto un presidente in vacanza di lavoro, sostituito da un vice che, finalmente libero e col telecomando in mano, fa tutto quello che il vacanziere, per lavoro, non voleva fare e chiisà per quale arcano motivo.

Questi che tuona e minaccia, lampi, insomma, e fulmini, ma se la classe è abbandonata a se stessa, che volete, se non è fatta di scolari per bene e responsabili, è capace di gettare anche le sedie dalla finestra.

E poi le incapacità croniche di un ente che non riesce neanche a nominare il direttore di Arpab, quasi si tratti della scelta di un ingegnere aerospaziale che deve risolvere prima il segreto della vita dimostrando che ci fu davvero un primo giorno senza l’opzione della creazione divina. Suvvia.

Ebbene, di fronte a cotanto sforzo di indurci all’allegria, caspita, e tiriamola fuori questa grossa sonora pimpante risata, come meritano questi attori da strapazzo. Non fingiamo che si tratti di qualcosa di serio, li offendiamo, diamine. E’ tutta una burla, certo, fatta male, il copione è infame, ma le vicende umane fatte di dispetti, litigi, scontri verbali, risse, trucchetti, vigliaccate, tradimenti, cambi di casacca, come orrendamente usa dire, ci sono tutte; il catalogo delle bassezze è completo, l’autodenuncia di folle inadeguatezza alias politica irrilevanza, è chiara, pretende solo un sommario giudizio critico sulla qualità della commedia.

A quei tanti che, invece, continuano a prendere le cose sul serio, con deduzioni, commenti stucchevoli, previsioni, alla ricerca di quello che non c’è, e cioè un minimo di vera politica, ebbene val la pena di dar loro di gomito e tirargli fuori il primo sorriso, favorendo la messa a fuoco dello spettacolo che vaga dall’indecente al buffo, dal comico all’assurdo, e chissà, forse riuscirebbero a vedere quello che davvero c’è da vedere, cioè il niente cosmico.

Levategli il sonoro, almeno, a questi attorucoli, vederli gesticolare immaginando che dicano, una volta, qualcosa di interesse pubblico, può essere il gioco del domani per la Basilicata. Un grande nuovo gioco dell’oca dove, per esempio, alla terza casella c’è un Presidente del Consiglio che fa il presidente del consiglio, e a quella successiva un governatore che nomina una persona capace e perbene a capo della Nasa, per dire. Oppure, lasciate solo il sonoro, levate loro le poltrone e giocate a collocare quei discorsi al posto giusto, dallo stadio, alla sala biliardo, dal cortile al bar.

Esagero? Io?

Vabbè, come non detto. Continuate a discuterci pure sopra, niente è, niente sarà, anche dopo le elucubrazioni giornalistiche.

Amen.

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Luciano Petrullo
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