Draghi porta a spasso i partiti col guinzaglio. E loro scondinzolano beati

Perché cadono i governi? Perché perdono la maggioranza. Un governo tecnico di unità nazionale che non abbia il sostegno di tutto il Parlamento, può considerarsi davvero tecnico, ovvero è un governo politico? Un governo tecnico di unità nazionale ha un programma comune, o può affidarsi al caso?

Superare il confine dettato dalla democrazia, che vede contrapporsi una maggioranza e una opposizione che controlla, presuppone una situazione grave (e noi ce l’abbiamo da quindici anni) e un programma comune su tutto, esaurito il quale si torna alla democrazia delle forze contrapposte. Il programma del governo Draghi è il programma di Draghi, non c’è stato un preventivo accordo sulle cose da fare da parte dei partiti. Questi hanno consegnato una delega in bianco a Draghi e ora qualcuno di essi scimmiotta una forma di opposizione tutta interna e tutta finta. Niente a che vedere, insomma, con la serietà.

Tranne i partiti di centro sinistra, appiattiti da invertebrati quali appaiono sulle scelte di Draghi, non avendone nulla da proporre, e Forza Italia che abbozza senza compromettersi furbescamente, gli altri partiti mugugnano, si arrabbiano per poi gettare la spugna con gran dignità (citazione), appellandosi a un senso di responsabilità che significa tutto e niente, ma più probabilmente niente se non l’accettazione supina di ogni ignominia politica.

Ma presto, eh eh!, appena maturate le indennità, pare a settembre, i mugugni saliranno di un mezzo tono, ma non di più, perché i parlamentari hanno bisogno come il pane di ricevere ogni stipendio fino alla fine della legislatura. Del resto è crisi per tutti e neanche è troppo bello passare d’un colpo dallo stipendio da parlamentare al reddito di cittadinanza.

Draghi è arrivato allo sfottò puro, mascherato da ironia con pennellate di sarcasmo, col tono di sufficienza che si addice a uno al quale dovremmo pure dire grazie per cotanta incapacità anche solo di arginare i problemi economici. Questi sono gli unici ad avere un serio senso; il resto è contorno di civiltà.

Per problemi economici si fanno guerre (noi sosteniamo per presunti principi di diritto quelle degli altri), rivoluzioni (tranne che in Italia e zone limitrofe), colpi di Stato, o, semplicemente si protesta.

Se in Italia tutto questo non accade sarebbe il caso che se ne scoprisse il motivo.

Se siano, come dicono i più acidi, soltanto l’evasione e il lavoro nero, che lo si dicesse, numeri alla mano, e che si facesse in modo da combatterli bene e non con la cerbottana, come è accaduto finora. Ma questa è già fantasia, illusione, sogno.

Il nostro è il paese dell’emergenza, salvo mai denunciare quella vera, e cioè quella della colposa (o dolosa?) incompetenza generale, che pare devastare il paese dalla buon’anima in poi. La nostra unica grande competenza è quella di generare emergenze, per perpetuare uno stato di ansia generale quasi fossimo sempre in guerra, quella vera, non quella che ci onera soltanto economicamente.

La morte civile, ovvero il vegetare e l’arrangiarsi, virtù? Difetti? Non so, ma chissà che un giorno anche noi si possa dire che è stato bello arrangiarsi ma che la crisi, umana, è ormai passata.

PS: che poi quanto è morale sostenere economicamente le guerre degli altri piuttosto che il disagio degli italiani, tenendoli prigionieri della crisi eternamente? Sì, va bene gli impegni presi con gli altri paesi, ma gli impegni presi con gli italiani? Ah!, questi non contano. Ok, era per dire, naturalmente.

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Luciano Petrullo
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Un commento

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  1. È utile x comprendere il sostegno a questa guerra, o non comprenderlo, pensare al numero corrente di combattimenti e situazioni al limite nel resto del globo e di cui nessuno sa o se ne fotte altamente.