Disertori del ministero della Giustizia

Per un laureato in giurisprudenza o per chi è un semplice appassionato del mondo giuridico, lavorare al Ministero della Giustizia è l’estrinsecazione della possibilità di toccare con mano il diritto, in tutte le sue declinazioni. Eppure, negli ultimi anni, si sta assistendo ad un esodo sempre più dirompente dei lavoratori (o futuri lavoratori) o per il superamento di altri concorsi o per mobilità (quando e se viene concessa) o anche per dimissioni e, dunque, sorge spontanea una domanda: ma la chimera del posto fisso sta passando di moda o c’è una sorta di ritrosia a prestare servizio presso questo Ministero? La riposta, di per sé implicita ma molto eloquente, è da rinvenire, da ultimo, nella non presa di servizio, il 1° ottobre, di più del 50% di vincitori del concorso come assistenti indetto dal Ministero nell’anno 2025. A Milano, a mero titolo esemplificativo, hanno accettato di svolgere l’incarico solo 5 assistenti su 94 attesi e benché si voglia imputare tale disertazione al caro affitti, basta volgere lo sguardo anche in “casa propria” per rendersi conto che è accaduto anche ai nostri Tribunali.  Il sistema giustizia, percepito dall’esterno farraginoso e eccessivamente burocratizzato, sta piegandosi su sé stesso sia per la penuria dei magistrati sempre più oberati e sia per la mala gestio dell’apparato amministrativo fatto di deleghe, assenza di personale qualificato per svolgere determinate mansioni e assenza di “benessere, organizzativo, considerando le aspirazioni e le esigenze del personale rispetto alle sedi, nonché di verificare le azioni utili a rispondere ai fabbisogni espressi dal personale” così riportato dal PIAO per il triennio 2026-2028. Il focus sul Ministero della Giustizia porta ad una semplice e spontanea riflessione: se i tempi della giustizia sono lunghi, se la burocrazia non si arresta, se gli errori giudiziari sono all’ordine del giorno, converrebbe, dunque, mutare le norme e raggiungere quei famigerati obiettivi del “welfare” per tutti i lavoratori così da non sentirsi pressati e piegati dal peso ingombrante di un sistema troppo vetusto e non al passo di una realtà che si sta informatizzando sempre di più? Alla politica l’annosa risposta!

Caterina Laurita
Caterina Laurita
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