Dammi una pillola e ti solleverò il mondo

di Caterina Iannelli

Cronache semiserie dall’era dell’autodiagnosi e dell’autoprescrizione. Benvenuti nell’epoca moderna, dove le emozioni non si vivono, si trattano. Hai avuto una giornata storta? Ecco un ansiolitico. Non hai voglia di vedere gente? Forse è depressione, piglia un antidepressivo. Hai mangiato troppo? Nessun problema, ci pensa l’antiacido. Hai mangiato troppo poco? Integratori multivitaminici. Dormi troppo? Melatonina. Dormi poco? Melatonina. Hai dubbi esistenziali? Chiedi al farmacista.

L’armadietto dei medicinali è diventato il nostro nuovo oracolo. Contiene più risposte lui che il vecchio saggio sul monte, ed è sicuramente più rapido. Ogni compressa una soluzione, ogni bustina una fuga. Il dolore è diventato un bug da sistemare, mica un segnale da ascoltare. E allora giù di analgesici, antipiretici, antibiotici (presi “preventivamente”, come la scaramanzia).

Il Dr. Google e la laurea in medicina cibernetica. Chi ha bisogno del medico quando c’è internet? È sufficiente scrivere mal di testa persistente e in 0.3 secondi hai una diagnosi: o sei disidratato o hai un tumore al cervelletto. Nel dubbio, prendi un Moment, una Tachipirina e già che ci sei anche un Lexotan ché l’ansia sale.

Le farmacie da luoghi di cura, si sono trasformate in supermarket della psiche: ci trovi tutto tranne il tempo per chiederti perché stai male.

La pasticca, dall’aiutino al non posso vivere senza. Siamo diventati chimico-dipendenti emozionali. La frase “non riesco a dormire senza quella pastiglia” è ormai pronunciata con la stessa naturalezza con cui si chiede un caffè. Nessuno si preoccupa che quella, un tempo salvezza d’emergenza ora sia diventata colazione, pranzo e cena.

E la psicoterapia? È quella cosa che richiede tempo, fatica, introspezione. Roba da vecchi film francesi. Molto meglio risolvere tutto con 10 gocce sotto la lingua, ché piangere è vintage e parlare dei propri problemi richiede una connessione migliore del Wi-Fi.

Morale (amara) della favola: se Platone oggi aprisse una scuola di filosofia il primo corso si chiamerebbe “Paracetamolo e coscienza: verso un’etica del benessere fai-da-te”. Ma noi, forse, dovremmo chiederci se ci stiamo curando o semplicemente zittendo. Perché un conto è curare il mal di testa, un altro è mettere a tacere la testa che ci parla.