di asterisco
Senza voler scomodare il libro di Edmondo De Amicis “L’idioma gentile” assistiamo nell’informazione quotidiana a un uso ordinario di termini che di sicuro faranno rivoltare nella tomba due Padri della nostra lingua: Dante e Manzoni. Qualche tempo fa, proprio in riferimento ai frequenti cattivi odori denunciati dai residenti nell’area industriale di Tito, un giornalista della redazione del Tgr Basilicata parlava di una “puzza maleodorante”, oggi leggiamo dell’istituzione di un Tavolo tecnico regionale che dovrà discutere dell’applicazione della legge sulle “Norme per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene”.
Come non apprezzare le multiformi e fantasiose possibilità che ci offre la nostra lingua? Si passa dalla forbita e figurativa messaggeria di un giornalista all’asettico termine tecnico nel suo significato etimologico da parte degli organi istituzionali preposti.
Il semplice cittadino dotato di buon senso ha la sensazione che il problema ambientale sia un fatto linguistico. Si compilano documenti e relazioni fra i più disparati, farciti di termini tecnici e giuridici che pur illustrando il tutto non scendono nel particolare con cui invece deve fare i conti un povero residente in quel territorio.
Sono decenni oramai che l’area industriale di Tito Scalo ha tutta l’idea di una discarica a cielo aperto, corsi d’acqua contaminati da sostanze inquinanti, impianti e capannoni industriali posti sotto sequestro e via discorrendo. Fino a quando si continuerà con tali arzigògoli linguistico- lessicali? Restiamo in attesa di un’azione concreta!


