In Italia nel1953 i partiti che componevano l’area di centro nel Parlamento Nazionale proposero, per le nuove elezioni, di assegnare un premio di maggioranza alla coalizione che avesse superato il 50% dei voti.
Ciò per garantire una larga maggioranza di governo che, in tal modo, avrebbe potuto governare con più “serenità” la Nazione.
Pietro Calamandrei, grande giurista e alto esponente della sinistra italiana, la legge proposta dai centristi la definì “legge-truffa”.
Il problema per l’Italia di quel tempo non era certamente la stabilità del governo
ma la preoccupazione che la DC (che già stava governando con ampia maggioranza) continuasse a produrre leggi che risultavano vecchie già prima di essere promulgate, come quella della riforma agraria o della creazione di “carrozzoni mangiasoldi”, come venivano chiamati allora, che riguardavano: la Cassa del Mezzogiorno e le Partecipazioni statali.
Una delle più criticate riforme fiscali fu quella di Vanoni che, nata per far pagare più tasse ai ricchi, finì per tassare anche i lavoratori dipendenti che erano gli unici impossibilitati a evadere le tasse avvendo un reddito denunziato.
Questi timori e contestazioni delle opposizioni incisero molto sulla salute dell’allora segretario della Democrazia Cristiana, Alcide De Gasperi, che dovette assistere al decadimento del partito che egli aveva voluto come partito laico e interclassista.
Fu particolarmente dispiaciuto e provato quando il Papa si rifiutò di riceverlo dopo che lui, come leader democristiano, aveva posto il veto a una alleanza col Movimento Sociale.
De Gasperi ottenne l’approvazione della “legge-truffa” ma solo dopo accesi scontri in Parlamento e violenti scontri nelle piazze.
Alle nuove elezioni la norma non può essere applicata perché nessuno ha raggiunto il quorum provocando le ire del socialdemocratico Giuseppe Saragat che ne è stato il maggiore ispiratore, il quale definì quella sconfitta politica come la causa di un “destino cinico e baro”.
Per Saragat quel “destino” avverso si chiamava Achille Lauro, l’armatore napoletano, visto che i voti mancanti, per raggiungere il quorum, li ha presi lui.
È il declino di De Gasperi il quale viene sfiduciato dalla nuova Camera dei Deputati e come se non bastasse anche il noto scrittore Giovanni Guareschi lo accusa di aver chiesto agli alleati, durante la guerra, di bombardare la periferia di Roma.
Queste accuse furo smentite e Guareschi fu arrestato per diffamazione.
Lo scrittore per protesta si rifiutò di ricorrere contro quella sentenza perché i giudici non vollero tener conto della richiesta di una perizia calligrafica alla lettera che, secondo lui, incriminava De Gasperi.
Ma i guai non arrivano mai soli, la “casta politica” viene toccata duramente e anche il PCI di Palmiro Togliatti subisce un duro colpo dopo che, Nino Seniga, faccendiere al seguito del vicesegretario Pietro Secchia, è scomparso con tutta la cassa del pel partito.
Togliatti non sporse denunzia perché altrimenti avrebbe dovuto dichiarare la quantità e la provenienza di quel danaro.
Grazie all’omertà e alla complicità tutti i partiti si ripresero dalle “bastonate politiche” ricevute tranne De Gasperi che pur restando segretario della Democrazia Cristiana fu messo in un angolo e specie dopo che i francesi affossarono definitivamente il suo sogno di un esercito europeo.
Alla morte di De Gasperi tutti piansero e tutti parteciparono ai funerali muniti di occhiali neri e facce compunte, ma pare che fossero “lacrime di coccodrillo che bagnavano la Valsugana“, come scrisse un giornale dell’epoca, dato che nessuno replicò all’iniziativa presa, durante i funerali, da un noto elettore liberale della zona che con la bara in spalla gridando: «De Gasperi è nostro».
Dopo circa settant’anni di sola memoria ci ritroviamo con una legge elettorale che prevede il premio di maggioranza voluta dalla sinistra, con un’Europa che vuole armarsi, se pur per sola difesa, voluta principalmente dalla Francia.
Ma non sono mancate anche le urlate e mai presentate denunzie per appropriazioni truffaldine che importanti esponenti di partito hanno compiuto. E tutto finisce alle ortiche.


