Nel 1800, sotto il regno delle Due Sicilie, la giustizia, nell’ambito provinciale, veniva amministrata dalle Corti locali che si dividevano in regie o feudali operanti a seconda se in rappresentanza del re o di un luogo infeudato.
A presiedere queste corti c’erano i Governatori che venivano identificati anche come Capitani o Viceconti che venivano nominati dal re o dal feudatario incaricato.
Il Governatore era giudice di prima istanza e di appello che esercitava giurisdizione civile e penale tranne che per le dispute riguardanti le “persone privilegiate” (così come definite dalla giurisprudenza).
La Regia Udienza di Basilicata, ad esempio, svolgeva anche funzioni amministrative rette dal Presidente provinciale. Giudicava in prima istanza tutte le cause promosse nell’ambito della provincia e decideva sugli appelli presentati contro le sentenze dei Governatori regi o baronali.
Purtroppo, tutta l’attività svolta e i relativi documenti di questi uffici giudiziari furono persi per ordine del re che in un rescritto del 01.11.1829 stabilì la distruzione di tutti gli incartamenti riguardanti processi penali che non avessero avuto come conclusione la condanna a vita.
In uno dei successivi rescritti e in particolare in quello del 1856 il re ampliò i periodi sottoposti a distruzione documentale per quanto riguardava i processi terminati nel 1809 a eccezione di quei documenti che avevano particolare importanza per la verità della “Storia Patria”.
In Basilicata, come nel resto del regno, le ceneri della giustizia aumentarono ma la “sfinge della giustizia” risorse poiché alcuni attenti e validi archivisti, prima di bruciare i documenti, li ricopiarono tenendoli poi nascosti.
Grazie a questi “eroi della carta” si è potuto capire e studiare gli avvenimenti che determinarono l’Unità d’Italia. Basti pensare all’esatto quadro che si è potuto costruire riguardo alla criminalità, ai movimenti politici e sociali. Tutti gli storici lucani sono stati concordi nell’affermare che senza questi documenti salvati non si sarebbe potuto riscrivere la storia della rivoluzione del 1799 in Basilicata.
Successivamente, negli anni ’30 del 1900 tutti questi documenti furono riposti in una raccolta denominata “Atti e Processi di Valore Storico dal 1783 al 1879”.
Come è facile desumere la maggior parte di questi incartamenti riguardò il periodo del brigantaggio e del suo rapporto con la politica e la gestione della sanità (processi celebrati in occasione delle epidemie coleriche, in particolare quelli relativi agli untori che avevano agito nel 1800).
Vennero iscritti anche agli “Atti e i Processi di Valore Storico”, gli incartamenti dei “Giudicati di pace e circondariali” datati dal 1809 fino al 1861;
Vennero catalogati tutti gli incartamenti delle Preture dal 1866 fino al 1927; i faldoni del Tribunale di prima istanza dal 1809 al 1818; i fascicoli del Tribunale civile dal 1809 al 1865; fu fatta anche un’attenta raccolta delle carte della Corte e Gran Corte Criminale dal 1809 al 1862.
Particolare cura fu riservata, poi, alla raccolta degli atti riguardanti i Tribunali della Corte di Assise di Potenza, Lagonegro e di Melfi dal 1861 al 1942, della Sezione di Corte di Appello di Potenza che andavano dal 1862 al 1928, della Procura Generale nella Sezione di Corte di Appello di Potenza dal 1861 al 1927.
Seppur poca la documentazione, di particolare importanza per l’elaborazione delle verità storiche è fornita dalla Chiesache fin dal medioevo è riuscita a formare una rete intessuta intorno alle necessità umane e a scopi specifici di culto.
Essa ha operato sempre per scopi benefici e dal Concilio di Trento ha operato anche nei posti più remoti e impervi del territorio.
Per questi fini ha provveduto a creare centri stabili e operativi per l’assistenza agli ammalati, ai disagiati e comunque a tutte le categorie più deboli.
Questi centri sono stati: ospedali, monti di pietà e frumentari, maritaggi, ricoveri per orfani poveri e vecchi abbandonati.
Nel 1809, con un decreto emanato in data 16 ottobre (precisamente durante il decennio di dominio francese), l’assistenzaelargita dagli ordini religiosi passò sotto il controllo pubblico attraverso il Consiglio Generale degli Ospizi istituito in ogni provincia presieduto dall’Intendente.
Inoltre, una ricca raccolta documentaria ci è data per le opere riguardanti gli edifici ecclesiastici dagli Ospedali civili di Matera, di Melfi e di Potenza, dallo Stabilimento delle Gerolomine di Potenza (attuale Caserma dei Carabinieri in via Pretoria), dal Conservatorio S. Giuseppe di Matera e dall’Orfanotrofio della Madonna della Pace di Avigliano (meglio noto con il nome di “Riformatorio”).
Si ricorda, inoltre, che con la soppressione degli enti assistenziali avvenuta alla fine del XX secolo (precisamente nel 1978 con la Legge 21 ottobre n. 641) tutti i documenti furono archiviati dallo Stato.
Questa breve e sommaria cronotaxi delle Carte Giudiziarie ci potrebbe indurre a parlare di un’autonomia differenziata giudiziaria che, per analogia, potrebbe evocare la tanto dibattuta autonomia differenziata dei giorni nostri. Ci troviamo, forse, dinnanzi ad un “ricorso storico”?


