Cromatismo delle camicie e delle parole in politica

di asterisco

Non passa giorno che nel variegato mondo mediatico dell’informazione
non si assista a un succedersi di cromatiche esibizioni fisiche e verbali da
parte di coloro che s’identificano in un colore e che pare abbiano letto, pur
non avendo capito nulla, la celebre Storia dei colori di Johan Wolfgang
Goethe.

Nello scorrere invece a ritroso il nostro passato, e purtroppo il presente,
sembra che un siffatto cromatismo faccia parte dell’italico DNA. Pur non
appartenendo a una riserva indiana, con tutto il rispetto per i nativi
americani, il famoso diavoletto del marchio Superiride credo ci possa
meglio rappresentare, anzi ogni politico pensiamo ne custodisca
gelosamente nelle proprie tasche una celebre bustina, non si sa mai alla
bisogna possa servire!

Lasciamo i tatuaggi e il piercing alle liturgie della moda estemporanee,
perché nei palazzi del potere vige il doppiopettismo d’infausta memoria o
la canottiera bossiana anche se è pur sempre d’obbligo una camicia di
un’opportuna tonalità identificativa!

Dov’è finito il significato onorevole del tricolore e il rispetto che gli è
dovuto?

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