Cristo si è fermato a Sicignano

Quel confine fra mondo e preistoria che Levi aveva individuato nella città di Eboli, con gli anni si è andato spostando e si è stabilizzato al confine fra Campania e Basilicata, esattamente verso Sicignano.
E’ straordinario il cambiamento, come fra la notte e il giorno, che si avverte a Sicignano, da un lato si va verso gli anni sessanta, dall’altro verso il 2022. Difatti non sembra il confine fra due regioni dello stesso paese, ma, piuttosto, sembra il confine fra un mondo e un altro.
Ma andiamo per gradi.
Uscendo dal capoluogo di regione imbocchi l’unica arteria importante in dotazione alla regione più ricca d’Europa. Esclusi treni, aerei e mezzi di trasporto snobbati dai più, in virtù o della loro lentezza e scarsità o della loro totale mancanza, la Basentana è la via di fuga, ma anche di accesso a Potenza, capoluogo della Regione più abbandonata d’Italia.
Nata con quattro corsie, dotata di ponti all’epoca della loro realizzazione anche spettacolari, frutto di una rara elargizione statale, che, per il resto, in fatto di trasporti, è risultata inesistente, quasi che l’unico dono, la Basentana, appunto, potesse bastare per i secoli a venire, presto ha ridotto il numero delle sue corsie.
Oggi è quasi un insperato colpo di fortuna se il passaggio delle auto non avviene a senso unico alternato.
Quasi sempre solo due corsie con repentini passaggi però da una sede stradale all’altra, per non far torto né alla destra e né alla sinistra.
Una pena considerevole, considerata anche la frequentazione di camion che, come sempre beccati quando non si può più superarli, inducono a un rispetto del limite di velocità più autorevole di un autovelox.
Con gli anni la situazione non è migliorata, soltanto qualche cambiamento di interruzione, così, per non far nascere abitudini.
Alcune interruzioni sono però ormai storiche.
Io non ho mai visto un operaio lavorare alle interruzioni e se c’è qualcuno che ci è riuscito, deve considerarsi nato con la camicia e idoneo anche alla vincita del superenalotto.
Ma, appena si arriva a Sicignano, come d’incanto le corsie diventano prima quattro, poi addirittura sei!
Si vedono operai sempre in attività, e spunta pure il sole, dopo che nembi minacciosi ti avevano accompagnato da Potenza.
Ora la domanda che nessuno si pone ad alta voce è: perché? Perché il nostro destino, dico di noi lucani, è sempre segnato da miserevole sventura? Perché a noi né una strada, treno o aereo decente?
Ma rivolgiamo la domanda al ministro Sperangese che, di sicuro, ci saprà dire qualcosa:
“Ministro si ha come l’impressione che la Basilicata sia in uno stato di abbandono totale, isolata, dimenticata, e quindi rassegnata”
“La ringrazio per la domanda. In effetti potrebbe sembrare così, ma è solo apparenza. La verità è che è allo studio del governo e presto approderà al Consiglio dei Sinistri, pardon… ministri, un disegno di legge che prevede la realizzazione di una importante arteria che sarà in grado di unire Potenza a Lagopesole in meno di un’ora”.
“Allora possiamo dire che si è chiusa una stagione buia e se ne aperta una luminosa per la Basilicata?”
“Può dirlo forte. E noi siamo orgogliosi di essere al servizio della nostra terra, alla quale, non le sfuggirà, abbiamo già regalato il petrolio, il telefono e la TV a colori”.
“Grazie signor Sinistro, ehm, pardon, ministro. Meno male che lei esiste”.
“Troppo buono. A proposito come si chiama Lei, insomma, a chi appartiene?”
“Sono il nipote di Cumpa Franco, zona San Gerardo, non so se…”
“Lasci il suo numero al mio assistente, Lei mi piace, presto avrà una sorpresa”
“Grazie, grazie”.
Dunque, dicevo, la Basilicata è un cantiere aperto, il suo futuro è roseo e non fatevi ingannare dalle mirabilie del dopo Sicignano, è tutta fuffa.

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