Confusione storica… storiografica o cinematografica?

di asterisco

Una prosa barocca sulla ruralità di una società arcaica immersa in un paesaggio primordiale di anfratti, sterminate praterie, boscaglie immense in cui si nascondono, spadroneggiano e gozzovigliano orde brigantesche. 

Un fin troppo vezzeggiato menabò che di letterario ha ben poco men che meno di costume e di ricerca storica, datata e in ossequio a una verbosità stucchevole di puro diletto. Quasi una descrizione particolareggiata in un sorvolo pindarico che vorrebbe testimoniare, tra chiare e fresche dolci acque, il teatro immutabile delle vicende umane.

Il nostro scrivano, quasi nella scia storiografica alla Alessandro Barbero, dà l’idea di essere egli stesso presente nella fitta e inospitale vegetazione dell’aspro territorio lucano, partecipe nei repentini e arcadici banchetti della tavola brigantesca, tra personaggi mitici come Crocco o Ninco Nanco, in un alternarsi di portate tra carchiòle e acquasale, partecipe e attore protagonista di una recita con una profondità scenografica degna del palcoscenico del Teatro Stabile nei primi decenni della sua inaugurazione e a seguire, con la marcata provincialità che lo caratterizzava, aristocratica o borghese che dir si voglia.

Allo stesso modo si compenetra negli abbagli, altro che agghiacci, di spettacoli appunto banditeschi ma in senso storiografico e che con la storia nulla hanno a che fare, esibizioni semmai di natura disneyana che rispondono soltanto a interessi di cassetta, lontani anni luce dalle possibilità di crescita culturale nella conoscenza del nostro passato storico.        

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