Centrodestra in Basilicata, era meglio quando si perdeva

Si può dire che l’Italia viene derubata da decenni? Le grandi opere che durano decenni per essere realizzate, i costi che sono superiori a quelli di ogni altro Stato, le mazzette, la corruzione e la malavita organizzata, sono tutti componenti di una ruberia di massa? E senza questo maleodorante stato di fuori legge non staremmo economicamente e socialmente meglio?
Ai voti.
La maggioranza ha votato sì.
Ma non accadrà nulla perché a noi piace così.
L’alternanza politica non ha giovato all’Italia. Ed è tanto vero questo che, alla fine, si sono messi tutti assieme e io ci comprendo anche la sparuta opposizione che tale pare esistere solo sulla carta.
L’Italia è un paese fondato sulla resilienza.
Proposta di modifica dell’art. 1 della Costituzione.
Ai voti.
Approvato.
Ma non accadrà nulla perché in Italia neanche i referendum sono in grado di modificare qualcosa.
Ma veniamo a noi, cioè alla Basilicata, dove, dopo una stagione colorata di rosso che sembrava infinita ha vinto il centro destra.
Disgrazia peggiore non poteva accadere, per la verità.
Perché le promesse di efficienza, meritocrazia, disinteresse personale, diversità, lungimiranza e, in una parola, capacità, sono naufragate come solo un materassino avrebbe potuto nel bel mezzo dell’oceano.
All’incapacità si è aggiunta la teatralità di personaggi dallo spessore politico davvero discutibile, che hanno posto in essere comportamenti mai visti prima.
Eppure ce ne voleva per riabilitare uno dei governatori più discussi della Basilicata, e cioè Marcello Pittella, la cui figura ormai giganteggia alle spalle del centro destra auto frantumatosi, impegnato in beghe di potere interne, delle quali è avvertibile solo il cattivo odore.
Quando era all’opposizione, invece, il centro destra, aveva la sua imponente dignità: mani pulite, nessuna raccomandazione da spendere, nessuna responsabilità nella cattiva gestione del territorio, possibilità illimitata di critica e praterie da percorrere a cavallo o in diligenza al grido di “Non è cosa vostra”.
E non c’è peggiore naufragio di chi ha decantato le proprie virtù di navigatore per anni. Come per i 5 Stelle, il cui conclamato fallimento, certificato dal tradimento dei valori e dei principi tanto declamati, spicca più di quanto meriterebbe proprio per le urla di guerra che hanno preceduto il suo recente trionfo.
Sì, era bello stare all’opposizione, quando bastava alzare e puntare il dito per centrare un obiettivo, tanto era scadente il prodotto politico degli avversari; ora invece il centro destra è il bersaglio di pernacchie colorate e sonore che solo per la contemporanea insipienza degli avversari non si traduce in un immediato fiasco generale.
Le praterie si possono percorrere con un buon cavallo. E anche la sinistra non ne possiede.
Sbaglierò, ma ci aspetta un futuro nero. Se alla pandemia e alla guerra, con le loro strutturate insipienze ci aggiungiamo la totale inettitudine politica possiamo giurare che solo Iddio potrà salvarci.
Se esiste.
E se ha cuore.

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Luciano Petrullo
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