Api-Bas. Braia: «Una riforma che umilia Matera»

Per il capogruppo di Italia Viva “con la legge che mette in crisi anche dipendenti e aziende creditrici del Csi Potenza, ci esponiamo al giudizio di legittimità del Governo e della Corte Costituzionale”.

“Bardi non ha più la maggioranza, approvano ddl con 10 voti su 13 forzando tutti i regolamenti consiliari e avendo contro sindacati e associazioni datoriali. Anche Anci e la Provincia di Matera hanno espresso, inutilmente, tutte le perplessità sia nel metodo che nel merito. Una riforma pasticciata. Insieme a una modalità di operare di questa maggioranza, oramai inesistente, che ‘sostiene’ il Presidente Bardi, che conferma la solo la superficialità, la prevaricazione, l’arroganza e l’inadeguatezza”. Lo dichiara il consigliere regionale Luca Braia, capogruppo di Italia Viva che aggiunge: “Arroccati, praticamente, sulle loro posizioni – prosegue Braia – sono rimasti imballati dalle loro beghe interne, senza manifestare alcuna volontà di entrare nel merito e di fare valutazioni approfondite. Nemmeno di ascoltare le parti sociali, l’ufficio legale regionale, la struttura di missione, di tener conto dei rilievi tecnici e di ammissibilità, solo salvati da una mediazione politica che ha visto il consigliere Vizziello ‘cedere’ e rimanere in aula per bocciare però la proposta. Politicamente ha di fatto sfiduciato, insieme a Zullino (in rotta totale da oltre un mese) e Cicala (assente tattico-politico) l’assessore Cupparo oltre che lo stesso Presidente Bardi insieme alla sua Giunta”. “Tutto è stato vano ieri sera in Consiglio regionale – dice – nonostante gli svariati tentativi messi in campo, nonostante gli emendamenti proposti anche dal sottoscritto, dalle minoranze, che in qualche modo incrociavano le necessità, mettevano qualche pezza e provavano a risolvere i problemi, cercando di tutelare il CSI di Matera, una parte dei servizi, tutti i diritti dipendenti dei Consorzi (il tfr ora va nel piano di liquidazione) e le imprese. Anche per evitare che Api-Bas fosse uno spreco di risorse regionali, rispetto a una Sviluppo Basilicata già esistente da mettere solo nelle condizioni di operare, per tutelare un bilancio regionale sotto attacco da parte delle aziende che non vedranno riconosciuti i loro 65 milioni di euro di crediti. La norma, infatti, dice che dovranno essere saldati con i 4.4 milioni di euro iscritti a bilancio come stima del patrimonio residuo che il commissario liquidatore (o fallimentare) dovrà gestire”. “Si è approvata una legge – continua – che non convince. Abbiamo tentato in tutti i modi di escludere Matera dal riordino dei Consorzi industriali ma non hanno voluto sentire ragione. Ogni dialogo e confronto consiliare non è stato garantito anzi è stato totalmente evitato da una maggioranza che, di fatto, non esiste. Il Presidente Bardi, entità virtuale che in videoconferenza rispondeva solo favorevole o contrario deve davvero prendere atto e risolvere la crisi. Questa non compattezza dichiarata ed esplicitata con il voto su Api-Bas, la strumentalità di chi appariva o spariva dalla telecamera, di Vizziello solo per il numero legale risultano davvero oramai veramente imbarazzanti. Come lo è il fatto che l’assessore Leone non abbia relazionato sul piano pandemico e su quello vaccinale come richiesto da giorni e che, soprattutto non si sia discusso del deposito scorie nucleari. Unici interventi i nostri dai banchi dell’opposizione. Dove andremo a finire di questo passo”? “Stiamo vivendo – conclude Braia – una fase sempre più confusa, gli emendamenti non si distribuiscono ai consiglieri e non si leggono, figuriamoci pretendere che ci vengano spiegati prima di votare, significherebbe averli almeno compresi. Si forzano i regolamenti, il presidente non fa sapere anzi oserei dire ‘non esiste’, il dibattito sul merito dei provvedimenti strategici quali la posizione sul deposito scorie nella nostra terra, o questa riforma che impatta sullo sviluppo industriale regionale. Forse “resettare” oggi diventa un obbligo per la politica di Basilicata, come lo è stato per quella nazionale, altrimenti così non si può più andare avanti”.

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