Anestesia totale

Se fossimo capaci di distogliere per un attimo l’attenzione dall’attualità della cronaca politica, sarebbe più facile accorgerci dello scadente retroterra culturale di ciò che viene definito e definiamo tutti normalità.

La più scontata delle obiezioni, nello scontrarsi con forme strutturali di finta democrazia, risulta facilmente stonata. Il guastafeste di turno finisce per puntare il dito verso quello che viene prospettato subito come un non-problema, al più una pecca secondaria all’interno di un insieme del quale sarebbe il caso addirittura di rallegrarsi (il meno male che ci sono Draghi e Mattarella, per intenderci).

Sembra quasi un sistema dispotico alla rovescia, nel quale non è il capo a tiranneggiare, ma sono i sudditi a chiedere di essere privati di libertà e discernimento, di essere fatalmente sottomessi.

Quella rabbia sociale che tracima in rabbia politica, tipica, per esempio, di una fase ormai andata di femminismo, al più viene declinata al singolare, per rimanere pittoresca, originale, tipica del guastafeste di cui sopra, nell’interpretazione del ruolo del critico della società che basta solo a se stesso.

Ma la rabbia, perché abbia senso politico, non può che essere collettiva. Stranamente, però, manca. E manca in ogni settore della vita: penso agli avvocati, succubi di una non giustizia che finiscono per accettare supinamente, anche se sanno, perché lo sanno, che significa anche la loro sterilizzazione senza anestesia; penso a chi non ce la fa più economicamente che reprime la sua angoscia davanti a un televisore; penso al disagio sociale di tante donne che, a fronte di anni di battaglie, invece di affrancarsi dal potere degli uomini, ne sono ancora più selvaggiamente vittime; per finire agli italiani, non più cittadini, ma gregge al pascolo.

Se questo è il risultato di un disegno ben programmato, l’operazione è riuscita alla grande. Se è altro è ancora più preoccupante.

L’anestesia ha travolto anche chi dovrebbe essere la vedetta delle libertà e dei diritti sociali primari, e parlo dell’informazione, salve rarissime eccezioni, piatta, inguardabile, acritica, desiderosa di una pacca sulle spalle e di un contributo statale, prostituitasi per quattro soldi nei riguardi di chi non ha meriti avendoci trasportati verso l’inconsapevolezza di massa.

Una Costituzione e un sistema democratico violentati quotidianamente per anni, tanto da farli sembrare, oggi, normali, quando normali non sono, con poteri che tracimano i loro limiti e istituzioni, come il Parlamento, che non valgono più di un fico secco. Una tassazione abnorme, servizi scadenti, malavita diffusa capillarmente, giustizia lenta, un raccomandato in ogni buco di posto, appalti truccati, corruzione e via discorrendo.

E’ notizia di oggi che sotto il naso di Draghi si sia consumata una truffa da avvoltoi per dirottare i contributi economici del covid a bande di delinquenti, senza che il sistema abbia avuto la capacità di salvare almeno quelli.

Ma si deve gioire, per un Draghi che non ci tira fuori da nessuna secca, ormai è scontato, per un Mattarella che governerà sine die, con un parlamento che, orrore, pensa a racimolare le indennità per quanto più tempo possibile.

Ma è tutto normale e chi protesta è uno strano, se gli va bene, o un matto da legare, in casi estremi.

Se manca la rabbia sociale e politica, però, manca tutto; manca l’aria.

E domani comincia pure Sanremo, che da sagra della musica meno impegnata del mondo, pare diventato un fenomeno di arte epocale. Che ti fa la propaganda.

Meglio un film violento col quale educarsi alla rabbia, ne dovremmo fare scorte, di rabbia, accumularla in soffitta per i tempi di magra.

Almeno per i nostri figli e nipoti. Macché!

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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Un commento

  1. Anestesia di televisione che celebra se stessa come parodia o specchio degli italiani. Sono ostinato nel pensare ancora, che siamo qualcosa di piu che una macchietta. Ma forse sono matto.

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