A leggere il rapporto Malattie, Cibo e Salute pubblicato dalla Fondazione omonima si ha la netta sensazione di un lavoro encomiabile e ineccepibile per i contenuti scientifici, rimane il dubbio per l’impostazione certamente di natura politica data a un siffatto studio di settore che rientra nelle frequenti iniziative similari assai comuni fra chi dovrebbe interessarsi alla cosa pubblica.
È noto che “la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”, soffermarsi sul significato del termine “alètheia” ci costringe a pensare in tal senso nella lettura di questo rapporto. Il concetto di verità nel suo processo evolutivo dai filosofi greci ai giorni nostri è inteso non solo come conoscenza ma rivelazione di natura empirica o metafisico-teologica.
Nel caso si parli di alimentazione è necessario giocoforza fare i conti con la realtà empirica e la scienza oggi ci mette a disposizione validi elementi per capire e agire in concreto. Elaborazioni teoriche sofisticate invece riempiono la copiosa letteratura esistente all’insegna di parole logore e abusate (tra le più inflazionate: dieta mediterranea e obesità) obbedienti e ancelle delle multinazionali dell’industria alimentare e della grande distribuzione. Un continuo pavoneggiarsi tra atteggiamenti politici e pseudo scientifici ma che non fanno nulla per una corretta e sana educazione alimentare, solo parole e slogan pubblicitari, leggi, leggine, decreti e circolari di una ambiguità fuori dal senso comune. Basti guardare i tanti prodotti che il consumatore, forse ritenuto non nella piena facoltà cognitiva ma iphone-dipendente, mette nel suo carrello per averne la prova! Un continuo bombardamento pubblicitario di castronerie, purtroppo legalizzate, tipo: “senza zuccheri aggiunti, solo aromi naturali, senza grassi idrogenati “e via dicendo all’infinito.
Ultima considerazione: i nostri politici sono in grado di comprendere a pieno quel che scrivono i famosi esperti del settore da loro stessi incaricati, o dipendono da qualche terzo incomodo che fa da intermediario?


