AI e riconoscimento facciale: verso la prima legge di regolamentazione

Il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea hanno trovato un accordo per approvare l’AI Act, la prima legge al mondo per regolamentare lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. L’obiettivo della legge è indicarne gli usi consentiti e quelli proibiti per tutelare la privacy e gli altri diritti dei cittadini europei.

Dopo aver trovato l’accordo politico, il testo sarà affinato dai tecnici chiamati a scrivere la versione definitiva della legge, che dovrà poi essere approvata sempre dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione Europea. La proposta era stata presentata dalla Commissione europea nel 2021, ma ha richiesto molto tempo soprattutto per via del notevole sviluppo tecnologico portato avanti da diverse aziende negli ultimi due anni: le novità hanno costretto l’Unione europea a tenere conto di possibili nuovi problemi in un settore in piena espansione e dai contorni ancora sfumati. Anche il negoziato è stato lungo: i parlamentari europei hanno trattato per tre giorni per raggiungere un accordo definito storico dal commissario al Mercato interno, Thierry Breton.

L’iniziativa della Commissione copre diversi ambiti e applicazioni dell’AI, dai sistemi per le nuove assunzioni di personale nelle aziende, agli algoritmi che fanno funzionare le automobili a guida autonoma, passando per il riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine e la diffusione della disinformazione online.

Uno dei temi centrali, e già ampiamente discussi prima che la proposta fosse presentata ufficialmente, è legato ai sistemi per riconoscere automaticamente gli individui nelle riprese delle telecamere di sicurezza. Durante i negoziati si è discusso a lungo di come le forze dell’ordine dovrebbero gestire questi sistemi nel rispetto della privacy delle persone per evitare il rischio di schedature di massa. Diversi paesi erano a favore di misure molto restrittive, mentre Italia, Ungheria e Francia hanno sostenuto una posizione più permissiva. Il riconoscimento facciale è stato vietato, ad eccezione di tre casi: l’evidente minaccia di un attacco terroristico, la ricerca di vittime, le indagini che riguardano reati gravi come omicidi, sequestri, violenza sessuale.

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