Ai confini del mondo, cioè… in Basilicata

Senza voler essere critico per partito preso o pessimista a ogni costo, ritengo sempre utile guardare, notandole, anche le sfumature, soprattutto, poi, quando sfumature non lo sono del tutto.
Per esempio chi volesse avventurarsi in Basilicata, direzione Potenza, provenendo da Bari, deve sapere già tutto prima e anche a memoria, con aggiornamento dell’ultimo minuto, perché la mano dell’uomo non ha operato per facilitargli la vita.
A prescindere dalle diverse opzioni, via Matera o via Gravina, quest’ultima molto più corta, la prima cosa da annotare è che la segnaletica è del tipo “un segnale stradale è buono per sempre”, quindi ai segnali antichi, si aggiungono quelli più nuovi per finire a quelli dell’ultima ora (si fa per dire).
Potenza non è quasi mai indicata, si è preferito indicare la strada per Tolve o per la Basentana, quasi che il viandante sappia già quale delle due opzioni gli riserverà il giusto viatico per il capoluogo di regione, ovvero quasi che sia più facile che un viandante voglia andare a Tolve che a Potenza, come se il pellegrinaggio per San Rocco fosse una perenne manifestazione di fede, che dura tutto l’anno, famoso a Manila come a Praga, destinazione frequente nel turismo religioso come Lourdes.
Poi, chicca di pregevole raffinatezza, persistono lungo il percorso antiche avvisaglie di pericoli imminenti, come quello che avverte di un tratto di “strada dissestata” nonostante, vivaddio, sia stata rimessa a posto.
Le periodiche interruzioni della strada maestra, che si ripetono come stagioni dalla variabile durata, poi, rendono labirintico il percorso, costringendoti a ripercorrere lo stesso tratto più volte al fine, forse, di mandare giù a memoria il paesaggio, come, da piccoli, col Cinque Maggio di Alessandro Manzoni, e con la certezza di essere sotto lo sguardo divertito di spiriti maligni nascosti dietro gli alberi.
A un certo punto ti trovi da solo, nessuna altra macchina, neanche un camion a rallentarti, per qualche decina di chilometri e pensi ancora di esserti perso o di essere finito nella scena di un telefilm di “Ai confini della realtà”. Di giorno è anche affascinante, perché ti mostra quella parte di Basilicata agricola che confina con la Puglia che, stranamente, non è mai particolarmente frequentata. Di notte va peggio. La cosa, in sé, non è biasimevole, ma strana, perché difficilmente nel 2021, in Italia, ti tocca attraversare zone non battute dall’uomo. Peraltro il segnale telefonico sbanda e scompare a tratti, completando la sensazione di scoramento.
Ma dura poco, e presto ti senti ritornato nella modernità, quella lucana, il segnale riprende e qualche stazione di benzina sperduta e senza un cliente, allieta finalmente lo sguardo rasserenando sul fatto che non c’è stata, nel frattempo, la fine del mondo. Ma tutto questo è anche bello, anche se un po’ angosciante, perchè ti fa pensare a un angolo ancora selvaggio in cui domina la natura. Così non è, ma almeno così sembra.
Finalmente, quasi a meta raggiunta, compare qualche segnale, datato, che indica la direzione per Potenza. Ma solo dopo il bivio di Tolve, quando cioè non c’è più bisogno di rispettare la gerarchia.
Sì, la città di Potenza, come la Basilicata intera, è isolata dal “resto del mondo” e nessuno ci pensa a ricollegarla, connetterla, a stabilire una relazione.
Treni inesistenti, strade da rifare continuamente, la perenne corsia unica, segnaletica fatiscente e fuorviante, una connessione internet da primi anni del secolo, insomma, fanno di questa regione un unicum, oltre che per la sua bellezza, anche per l’incuria, la sciatteria, la mancanza di premure.
Una volta, avere un paio di ministri, qualche sottosegretario e coppole varie, avrebbe significato avere un occhio di riguardo, per le altre realtà territoriali, beninteso. Per noi non lo è stato mai. Alla Basilicata non hanno pensato i governi di più di mezzo secolo, e, da quando esistono le regioni, quindi un altro mezzo secolo, siamo riusciti a stare fermi mentre il mondo correva. Ci siamo scoperti ricchi anche di petrolio, ma per i lucani la benzina costa mezzo euro in più che per un austriaco o uno sloveno, e i residui delle estrazioni gravano sulla salute dei lucani in maniera esclusiva. Hanno fatto di Matera la tappa obbligata di frotte di turisti, senza pensare alla sua crescita totale. Siamo irrimediabilmente indietro. Il lavoro manca e l’esercizio del potere familistico impera.
In un altro mondo sarebbe il paese ideale per l’opposizione politica: autostrade a sei corsie, in questo ambito, ne esistono a iosa; praterie da percorrere al galoppo, semplicemente perché siamo il fanalino di coda d’Italia, ricchi ma sfruttati, dominati da classi politiche di risulta, miopi, incapaci di guardare oltre la punta del naso. Un’opposizione di valore, come dovrebbe essere in democrazia, anche per stimolare al meglio chi governa, in Basilicata non esiste, rasa al suolo in uno al senso civico che, ancora oggi, spinge tanti a parcheggiare in doppia fila, gettare l’immondizia dal finestrino dell’auto e devastare un centro storico un sabato notte sì e l’altro no, come in un festival della più sprezzante incuria. Fare opposizione in un territorio abbandonato, così come lo era al tempo di Levi, facendo anche le debite proporzioni, dovrebbe essere facile e stimolante, eccitando la fantasia di chi ancora crede sia possibile dare una sterzata. Ma si preferisce tacere, subire e sperare nelle briciole dei deschi dei potenti, in una raccomandazione, in un aiutino, nel favore.
Quindi non c’è governo del territorio e non c’è opposizione. La politica nostrana vegeta nella preistoria della democrazia. Il resto del mondo e dell’Italia viaggia in prima classe, noi siamo sempre e soltanto una parentesi nera, senza sussulti di umana reazione, con l’elettroencefalogramma della dignità inesorabilmente piatto.
Spero di sbagliare, ma se ci smembrassero, come si paventa di tanto in tanto, forse staremmo meglio; anche se cambiassimo i cromosomi alle nostre classi politiche, però, o se importassimo amministratori con altre culture e sensibilità, sempre che non li si voglia scegliere fra i lucani, andandoli a scovare nelle tane dove sono stati rinchiusi. Invece, anche quando li importiamo, sappiamo, con certosina cura, sceglierli coerenti con l’andazzo, perché nulla muti e magari nel contempo dare una lezione a qualcuno.
Diciamolo: uno spettacolo.

1 commento su “Ai confini del mondo, cioè… in Basilicata”

  1. Gabriella Carelli

    Questa è una descrizione lucida e senza tempo! Infatti anche se l’avessi letta vent’anni fa sarebbe stata la fotografia del momento.
    Un momento cristallizzato per decenni e decenni.
    Verrà un principe a risvegliare la Lucania e a darle la dignità persa?

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