A noi basta averli, sceglierli è già troppo

Ci avete mai fatto caso? I volti dei politici esprimono sempre convintamente coscienza del dovere e soddisfazione. Spesso la soddisfazione supera anche la coscienza del dovere, perbacco, soddisfazione alimentata anche dalle ovazioni dei supporter (da social o del rione di appartenenza), tali, le ovazioni, da convincerli di aver davvero compiuto qualcosa di utile per il paese che, immancabilmente, senza di loro, si troverebbe in cattive acque. Cosa, invero, improbabile, ma vaglielo a dire.

Ora v’è da dire che il politico ritiene sempre, a ragione o a torto, questo non potrò valutarlo io (“chi sono io per valutare chicchessia?”, direbbe il Papa) di essere centrale a ogni strategia o tattica, di costituire il baricentro di ogni riforma, l’anima di ogni progetto politico, l’ambasciatore delle buone pratiche, il saggio interprete delle situazioni più complicate, l’esperto degli esperti. Certo, qualche anno di parlamento vale una vita fra la gente, non lo discuto, e vale, anche, promozione a rango di sapiente, di chi sa, perbacco, come va la vita, di chi conosce l’animo umano nel profondo, figuriamoci un popolo.

Insomma chi fa il politico per una stagione, finisce per esserlo sempre, come quelli che, fatto il presidente di qualcosa per un periodo, rimangono presidenti a vita.

Ma tornando a bomba, i volti dei politici sono l’immagine di chi è arrivato. E, anche, di chi, una volta arrivato, ci vuole rimanere, non foss’altro che per gli evidenti meriti che tracimano dal sicuro sorriso, dal sorrisetto sprezzante dedicato agli avversari, dalla compiaciuta condiscendenza verso l’umanità per quale è, porca miseria, disposto a sacrificare davvero tanto, se non tutto, se non il suo doppio o triplo, del tutto, dico.

E noi che lo sappiamo, che lo intuiamo e che soprattutto lo apprezziamo, anche per questo, in numero sempre più massiccio, non andiamo a votare. Ebbene sì, non è un controsenso, ma, buondio, non possiamo accettare cotanti sacrifici in cambio solo della spocchiosa capacità di non farci andare mai bene niente che riusciamo a coltivare senza che un raccolto vada perduto.

Ma poi, ambire a evidenziare con un voto la (semi)divinità di costoro da parte di peccatori incalliti, perditempo e perdigiorno come noi, beh, diavolo, non è da presuntuosi?

Ecco, meglio non votare, non sporcare le divine schede. Che votassero loro e i loro futuri successori, attuali portaborse in carriera, i futuri presidenti di enti, direttori generali del regime, marescialli e caporali.

A noi basta averli. Sceglierli è già troppo.

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Luciano Petrullo
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2 commenti

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  1. Da quando hanno messo in scatola anche le piccole rivoluzioni, possiamo solo attendere il prossimo inconcludente.

  2. I 5 stelle potevano essere la piccola rivoluzione ma hanno reso il movimento un altro prodotto commerciale…