Chiedere di scambiare l’entusiasmo e l’esuberanza a un giovane con la sobrietà è come chiedergli di autocensurarsi “assopendo” ogni suo modo di comunicare. La sobrietà richiesta per la festa Nazionale del 25 aprile alle varie organizzazioni partigiane e politiche è parso un inutile anacronismo (forse involontario) perché, a parer mio, sarebbe bastato una semplice richiesta di rispetto, da parte dei manifestanti, verso il particolare momento storico che l’Italia, democratica e antifascista, sta vivendo ospitando l’attenzione del mondo per la morte e i funerali di Papa Francesco.
Purtroppo una “insofferente sinistra” coadiuvata da commendatori di partito, hanno risposto alla chiamata di partecipazione alla “Festa Nazionale del Paese per la libertà” con una infinità di motivazioni che hanno rischiato di mettere in second’ordine la “sacralità” della Festa della liberazione dal nazi-fascismo.
I divulgatori del “pensiero unico” hanno continuato a indicare, come nemico del Paese chi dal Paese è stato indicato alla guida d’esso.
Lo hanno fatto anche mentre tutte le più alte cariche dello Stato italiano nato dalla democrazia e dalla libertà rendeva gli omaggi alla Resistenza sull’altare della Patria.
Purtroppo il “momento” della Resistenza con i suoi caduti e la presa di coscienza di una “ideologia” antifascista, condivisa e partecipata da tutto il popolo italiano, sono continuamente assaliti da partiti e movimenti politici che vogliono appropriarsi (più folcloristicamente) negando ogni reale valore storico.
Il 25 aprile è stato il “riscatto” e il “dono” che alcuni eroi italiani, col proprio sacrificio e con quello di “liberatori” stranieri, ci hanno fatto della libertà e della democrazia.
Grazie ad essi se oggi siamo liberi di esprimere liberamente il nostro pensiero senza la paura delle repressioni.
Comunque si sappia che essere antifascista non significa essere comunista, essere per la Patria non significa essere sovranista ma essere un elemento dell’umanità che vive in pace e con le proprie tradizioni.
È stato penoso leggere un editoriale in cui, in nome della Festa della liberazione dal nazi-fascismo, ottenuta ottant’anni fa, si accusa il governo di tentare di snaturare questa ricorrenza scrivendo “Annullando un pranzo a sacco per la musica” e invece i partigiani hanno cantato, sommessamente ma fatto l’”Inno del bella ciao”
Sempre nello stesso editoriale, sarcasticamente c’era scritto, a proposito della “sobrietà da usare in rispetto ai funerali per la morte di Papa Francesco: «Strano che nel lutto non ci abbiano messo pure il 1° maggio. Potevano fare un pacchetto unico”.
Lasciando intendere che il governo è impegnatissimo per la negazione delle due più importanti ricorrenze che l’Italia ha sempre e sempre onorerà.
Certamente non sono mancati gruppi di giovani scalmanati e facinorosi di i quali, più per ignoranza che per fede politica, si sono agitati, se pure in nome della pace, a favore del disarmo, lanciando qualche transenna contro la polizia. Io sono convinto che questi “soggiogati ideologici” dopo aver bruciato qualche bandiera, bevuto qualche birra e gridato qualche slogan che il partito ha distribuito, dopo la mancata guerriglia sia andato a raccogliersi in preghiera d’avanti alla salma di Francesco, dando al mondo che guarda, un grane esempio di maturità più che di sobrietà come lo storico momento richiedeva.


