di asterisco
A voler essere sinceri ci sembra opportuno disquisire, con il permesso degli esperti della lingua italiana, sui molteplici significati del termine chiuso. Un tempo si chiamavano case chiuse i lupanari, per altro sempre ben frequentati, oggi si parla di processi, riunioni e addirittura assemblee a porte chiuse e poiché c’è sempre qualche porta aperta dove va a finire il significato di chiuso? A meno che si debba pensare che la tecnologia avanzata abbia ormai annullato il principio eracliteo dei contraria!
Non è affatto comprensibile un uso così superficiale di un termine, per quanto proferito in una riunione riservata, che diventi virale e spopoli sulla rete a scoppio ritardato, da parte di una figura di altissima levatura morale e religiosa. Non è che si voglia dar credito alla dietrologia, basta un minimo di razionalità oggettiva per porsi alcune domande sul perché questo sia accaduto e come si sia manifestato.
Affermare che non sia il pensiero ma ciò che si pensi, a differenziare o unire gli uomini è da ritenersi una verità o no? Il linguaggio comunque si adoperi distingue il genere umano nelle sue relazioni sociali e non ammette giustificazioni di sorta né tanto meno labirinti verbali.
Che cosa dire se tutto questo sia accaduto oggi, purtroppo e in un ambito particolare in cui da secoli tra pulpiti e amboni il verbo sia stato sempre gestito?


